Le Ragazze di Emma Cline. Quel racconto potentissimo sulla fragilità femminile Featured

Martedì, 06 Dicembre 2016 12:15
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Le ragazze Emma Cline libro

Una trama solidissima, un personaggio principale complesso ma mai troppo cerebrale, e sullo sfondo la descrizione di un mondo che non è a misura di donne. 

Le Ragazze di Emma Cline (Einaudi Stile Libero) è uno dei casi letterari del 2016: forse perché l’autrice ha solo 24 anni ed è al suo primo romanzo, o semplicemente perché siamo di fronte a un romanzo che ha tutti i connotati per diventare generazionale, oltre che un bellissimo film. 


LE RAGAZZE di EMMA CLINE - TRAMA


Evie Boyd è un’adolescente borghese non particolarmente bella, non particolarmente brillante, non particolarmente simpatica: sono gli anni ’70 e i suoi genitori hanno appena divorziato. È estate, ed Evie all’improvviso si trova e si sente più sola che mai: proprio lì incontra "le ragazze", belle e disinvolte come Evie non sarà mai. Le ragazze diventano sue amiche e la accolgono in una comune - o meglio una setta - guidata da Russel, carismatico leader che tiene tutti sotto scacco con droga e attenzioni. 

Evie è una ragazzina sola, e le attenzioni di Russel e della sua amica dai capelli lunghi neri Suzanne - felina e affascinante - la condurranno più a fondo, negli intricati meccanismi della setta.

Il fil rouge è un piccolo thrillerm che tanto ricorda quello di Charlie Manson e di casa Polanski

E sullo sfondo, dicevamo, chiari segnali di una verità inoppugnabile: non è un mondo per ragazzine questo.

 

Citazioni le ragazze emma cline

 

Sono poche le briciole che ci lascia qui e lì la Cline sulla questione femminile e su una società che ancora svilisce e valuta le ragazze in base a bellezza e valore sessuale. I suoi non sono discorsi sull’enpowerment o sui salari delle donne, no. In 330 pagina la Cline racconta piuttosto il senso di impotenza e la rassegnazione di fronte a un mondo che relega le donne a un blando contorno. 

E il messaggio crudele che passa è semplice: le donne - le ragazzine - sono complici di questo gioco al massacro, per ottenere attenzioni, essere desiderate, essere concupite; solo in questo modo si riceve l’amore desiderato. 

 

“Povere ragazze. Il mondo le rimpinza di promesse sull’amore. Quanto ne hanno bisogno, quanto poco ne otterrà la maggio parte di loro. Le zanzoni zucherose, i vestiti descritti nei cataloghi di moda con parole come “tramonto” o “Parigi”.
Poi gli strappa via i sogni con una violenza micidiale: la mano che slaccia a forza i bottoni del jeans, il tipo che sull’autobus grida contro la propria ragazza senza che nessuno dica niente.”

 

La Cline dal basso dei suoi 24 anni riesce a dipingere meglio di 30/40enni la fragilità femminile, quella in cerca dell'eterna approvazione. E alla violenza delle azioni maschili contrappone scene di una delicatezza insperabile, anche quando racconta del rapporto di Evie con persone più grandi di lei. 

Il romanzo si muov su due timeline differenti: quella principale degli anni ’70 e quella di una Evie adulta, qualcuno direbbe di mezza età, che si ritrova ancora una volta a combattere con le insicurezze adolescenziali proprie e altrui.

“Ora, da adulta, non mi capacito della quantità di tempo che sprecavo. Il troppo o il troppo poco che ci insegnavano ad aspettarci dal mondo, i conti alla rovescia sulle riviste che ci raccomandavano di prepararci con 30 giorni di anticipo all’inizio della scuola. “

 

“Per una ragazza era inevitabile: ci si rassegnava a qualunque risposta. Se ti incazzavi eri una pazza, se non reagivi eri una mignotta. L’unica cosa che potevi fare era sorridere dall’angolino in cui ti avevano incastrata. Stare allo scherzo anche se dello scherzo eri sempre la vittima”. 

 

E alla fine del libro, dove finalmente il thriller viene risoltoe l’avventura di Evie sembra concludersi, qualcosa sulle donne la Cline la aggiunge, dandoci una piccolissima soddisfazione:

 

“Eravamo state con gli uomini, gli avevamo lasciato fare quello che volevano. Ma non avrebbero mai conosciuto le parti di noi che li tenevamo nascoste: non ne avrebbero mai sentito la mancanza e non avrebbero capito che c’era qualcos’altro da cercare”. 

 

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Last modified on Martedì, 06 Dicembre 2016 14:02
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Roberta Abate

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Responsabile Editoriale
Responsabile Sezione Serie Tv per Roar Magazine

Alcuni dicono che io sia dotata di una stanza del tempo, che mi permette di restare in pari con tutte le serie tv trasmesse; passate le ore necessarie nella stanza esco e nel mondo reale sono passati solo pochi minuti. Vivo a Milano, faccio colazione con i Corsini latte e orzo, scrivo anche di enogastronomia e moda. 


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