Il metodo 15/33 è un libro pigro Featured

Martedì, 14 Febbraio 2017 07:51
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Non ho idea di cosa e come leggano gli americani. Se devo basarmi sul fatto che Il metodo 15/33 (Rizzoli, 276pp. trad. B. Capatti) su Amazon ha una votazione media di 4.5 su 5 posso tranquillamente trarre le mie conclusioni di come si sia arrivati nel 2017 ad avere come presidente uno che vuole alzare un muro di 2000 chilometri con uno stato confinante.

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Il metodo 15/33 è un libro di una banalità disarmante per forma e contenuti e, peggio ancora, scritto in maniera tale da far trasparire benissimo il fatto che l’autrice non sia una scrittrice, ma piuttosto una persona che si è svegliata una mattina e ha giustamente pensato che al giorno d’oggi chiunque può scrivere senza avere la minima idea di come si faccia.
Lo stile di scrittura adottato è una rincorsa all’effetto sorpresa infarcito di artifici (che mi vergogno di definire tali) per creare quella suspance che un bravo scrittore saprebbe creare senza dover ricorrere a mezzucci di bassa lega come: “Ma questo ve lo racconto più avanti”, o “Forse è troppo presto per spiegarvi cosa stavo facendo”.


I THRILLER BISOGNA SAPERLI SCRIVERE (COME IL RESTO DEI LIBRI)


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Ecco, la lettura risulta alla lunga sfiancata da questo continuo rimando, come se niente di quello che vuole raccontare fosse importante.

Non fraintendetemi, saper usare questo genere di artifizi senza forzature è un arte, bisogna sapere come e quando usareli e nel mentre raccontare come si arriva a quello che vuol realmente dire, distrarre il lettore con qualcosa di più succoso.

Ne Il metodo 15/33 c’è il rimando poi il nulla, e quando arriva l’evento tanto atteso il lettore non è né sorpreso né tantomento coinvolto.
Una regola aurea dello storytelling, soprattutto nei thriller come questo, è che il protagonista che si trova in una brutta situazione riesca ad uscirne con i propri sforzi, le proprie capacità, ma mai mai mai risolvere il tutto con un colpo di fortuna.

L’autrice, a tratti, arriva a sottolineare che la nostra protagonista (che pure ha enormi capacità, ma ci arriviamo) si ritrova a risolvere enormi problemi grazie alle coincidenze.

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Infine, è buona abitudine che il protagonista di una storia abbia delle debolezze e, detto fra noi, riesca a far sì che il lettore possa rivedercisi, portarlo a pensare: “cosa farei io in questa situazione?”.

Magari bravo in qualcosa, certo, competente o forte o intelligente, non una cazzo di macchina da guerra con un QI di 150 che riesce a spegnere le emozioni a comando che conosce il jiujitsu e peraltro incinta di 8 mesi.
Se vuoi parlare di una macchina da guerra ok, ma almeno abbi la decenza di farla confrontare con un’antagonista che sia in qualche modo superiore.

Quest’accortezza, oltre a rendere lo scontro quantomeno interessante, fa sì che si possa mettere in luce la reale forza del protagonista.
In conclusione, Il metodo 15/33 è un libro pigro.

Sembra che l'autrice racconti una storia giusto per raccontarla e, peggio del peggio, sembra quasi che da metà libro in poi non vedeva l'ora terminare.

 

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Last modified on Lunedì, 13 Febbraio 2017 23:09
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Andrea Gabrielli

Contributor dal 2013



Nacqui anni fa, quando San Pietroburgo si chiamava ancora Leningrado (vero spartiacque generazionale), in una ridente cittadina marinaresca dove, a quanto dicono i monumenti, la gente preferisce il rumore del mare al lavorare.


A me non piace il mare, i pesci ci fanno l'amore dentro, e io mi sentirei davvero in imbarazzo se qualcuno entrasse dove sto facendo l'amore, saltellando qua e là con un costumino fluo. Non mi piace nemmeno il rumore, mi distrae dal suono del tempo che passa. A dirla tutta non mi piace neanche lavorare, vorrei farlo poco e male, ma ancora non ho trovato un sindacato che mi tuteli in questo senso.

Così, in attesa di fondare un sindacato tutto mio con black jack e squillo di lusso, anzi, senza sindacato e senza black jack (cit.), leggo giornali e libri, alcuni composti di capitoli, altri da sezioni, articoli e commi, bevo rum, mi batto per il sacrosanto diritto di chiamarli euri e non euro, ascolto Call Me Maybe e guardo tante serie TV.  Nel tempo libero ne scrivo anche. Di serie TV, non di tutto il resto

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