L’una e l’altra: una storia di pittura e anime che si incontrano nei secoli Featured

Domenica, 22 Gennaio 2017 21:27
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Ali Smith una l'altra libro big sur

Tutte le storie hanno un inizio, uno svolgimento e una fine, non necessariamente in questo ordine. E ciò è indubbiamente vero anche nel caso di L’una e l’altra di Ali Smith (SUR, 312 pp. 17,50€ trad. F. Aceto).

 

 

Non sempre, però è facile seguire il filo che conduce dall’inizio alla fine, né individuarla, quella fine.


L'UNA E L'ALTRA - NARRAZIONE DIFFICILE CHE VALE LA PENA SEGUIRE FINO ALLA FINE


L’una e l’altra è esattamente il tipo di libro che spinge il lettore a chiedersi cosa significhi davvero “fine”, e se a volte non si tratti che di un nuovo inizio.

Più che parlare di inizio, fine e svolgimento, nel caso di questo romanzo occorre porre l’accento su Carol Martineau, la madre di George, una delle due protagoniste, e colei che mette in contatto, per così dire, George e il pittore Francesco del Cossa.
L’una e l’altra inizia a parlare al lettore con la voce di George, adolescente per certi versi come tante che crede di sapere tutto, e che reagisce alla tendenza della madre Carol di mescolare bianchi e neri con le tante sfumature di colore della vita con qualcosa che molto assomiglia al disdegno.

 

Passato o presente?, dice George. Maschio o Femmina? Non può essere tutte e due le cose insieme. O è l’una o è l’altra.
E chi lo dice, questo? Perché deve essere per forza così?, ribatte la madre.
AUGH, dice George a voce troppo alta.


O, almeno, così era George.

La morte della madre, che giunge improvvisa, la cambia nel profondo, e soltanto allora, troppo tardi, l’adolescente presta orecchio a quelle sfumature di grigio che la madre tanto amava. Solo allora cerca di capirla, ripetendone i gesti.
George non lo saprà mai, forse, ma l’anima di Francesco del Cossa la osserva e nella sua vita vede una tela in lavorazione, la guarda vedere finalmente i colori e i grigi, oltre il bianco e il nero.

Già, lei, perché in L’una e l’altra Francesco del Cossa è una donna, che si è fatta conoscere come uomo perché nel ‘400 una donna non può affrescare Palazzo Schifanoia di Borso d’Este.
Francesco, o per meglio dire Francesca, sfida le convenzioni del bianco e nero quando dipinge la sfida tra Marsia e Apollo sotto una luce nuova.


Nessuno ti pagherà mai, non in denaro, per questa cosa qui. Non vale niente. Non significa niente. Se dipingi un Marsia, Apollo deve vincere.


E non è l’unica metafora del romanzo che, tramite la pittura, racconta di ribellione, bellezza, e persino di morte, lutto e vita.


Essere un pittore significa percepire : poiché ogni cosa, animale o persona, anche immaginaria o scomparsa, ha un’essenza : dipingi una rosa o una moneta o un’anatra o un mattone e la percepirai con chiarezza, quasi che la moneta avesse la bocca e ti dicesse cosa si prova a essere una moneta, come se una rosa ti rivelasse direttamente cosa sono i petali, la loro morbidezza, la loro umidità contenuta in una membrana di colore più sottile e più sensibile di una palpebra, come se un’anatra ti parlasse delle sue piume bagnate sopra e asciutte sotto, come se un mattone ti parlasse del ruvido bacio della sua pelle.


Le anime di George e Francesco del Cossa si sfiorano solo grazie alla morte di Carol, senza cui, forse, George non avrebbe mai visto a colori il mondo.

Ed è questa forse la fine che si cerca: un nuovo mondo per George.
A chi si avventurasse nella lettura di L’una e l’altra, chi scrive desidera fare una raccomandazione: se lo stacco di narrazione da George a Francesco del Cossa sembrasse noioso, pesante e difficile da seguire, proseguite lo stesso, fate uno sforzo.

Vale la pena di leggere quello che viene dopo, e assistere a quell’incontro di anime magico.

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Last modified on Lunedì, 23 Gennaio 2017 10:53
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Stefania Loppo

Collaboratrice per Roar Magazine

Stefania Loppo nasce a Vignola (MO) il 13 maggio 1986.

La sua passione per la scrittura inizia a svilupparsi già alle scuole elementari: la sua materia preferita è italiano, e anche quella in cui ottiene i voti migliori, assieme all'inglese. Forse il merito di questo successo va anche al fatto che fin da quando impara a leggere diventa un'assidua frequentatrice della biblioteca comunale: è appassionata in particolare della collana editoriale “Piccoli brividi”. Grazie alla sua passione per la lettura avrà modo di conoscere e amare “Cime tempestose” di Emily Bronte.

Nel 2000 si iscrive al liceo classico di Vignola “Mario Allegretti”, dove è costretta a sviluppare una migliore capacità di sintesi, dato che la professoressa del ginnasio chiede ai suoi studenti di non superare il foglio protocollo durante i temi in classe.

E' durante l'adolescenza che Stefania inizia a sviluppare la sua vena poetica: la poesia diventa il suo sfogo personale contro il mondo, infatti le sue poesie a tema allegro si possono contare sulle dita di una mano. Tenta di farle pubblicare in una raccolta, ma il supposto editore dopo averle dato l'assenso sparisce nel nulla. E' allora che si dedica anche ad alcuni lavori in prosa; il suo interesse per la letteratura dell'horror e il suo amore per gli animali continuano a crescere. Nello stesso periodo inizia a giocare di ruolo con alcuni amici.

Nel 2006 si iscrive alla facoltà di lettere e Filosofia di Modena e Reggio Emilia e inizia a frequentare il corso di laurea “Lingue e Culture Europee”: l'impegno che l'università le richiede la allontana momentaneamente dalla scrittura.

 

Tuttavia, risale al 2007 la sua partecipazione al XVI° Premio Letterario Interlingue “Montagne d'argento”, in cui si classifica tra i finalisti con il suo racconto “La vera storia di Cenerentola”, una rivisitazione “oscura” della fiaba in oggetto. Il premio prevede per i finalisti la pubblicazione in un volume edito dalla Keltia Editrice, “Streghe&Fate”. La casa editrice le chiede l'autorizzazione per pubblicare il racconto anche in un'altra antologia, “Storie di streghe, storie di fate”.

 

Incoraggiata dal successo, Stefania partecipa al premio internazionale di narrativa “Cuore&fusa: parola di zampa”, il cui ricavato è destinato ad andare a favore dell'associazione animalista “I micetti granata”.

Purtroppo, sia il concorso citato, sia il concorso “Subway: Letteratura” sia il concorso “Il peccato tra le righe” si rivelano deludenti dal punto di vista dei risultati. Al punto che Stefania, un po' per concentrarsi sugli studi, un po' per la delusione, sospende l'attività di scrittura.

 


 

 

Si dedica anche al mondo cinematografico. Viene scelta come protagonista femminile del cortometraggio di Stella Lucrezia Cremonini realizzato per il Nonantola Film Festival 2010, in occasione del concorso “I will be brief”, a tema “Giulietta e Romeo”, poi partecipa come autrice alla stesura del soggetto dell'iperfilm a bivi di Massimo Termanini, Stella Lucrezia Cremonini e Massimo Menchi, “Il patto”, ottenendo anche un ruolo come attrice. Le riprese si svolgono nell'autunno 2010 e Stefania è presente a buona parte di esse, anche nel caso in cui non richiedano la sua presenza come attrice.

 

Attualmente, la laurea in Lingue e Culture Europee si fa sempre più vicina. Tra i suoi progetti futuri c'è l'intenzione di iscriversi al corso di laurea in “Discipline dello Spettacolo dal Vivo”, presso l'Ateneo di Bologna.

 


 

 

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