The Woman in Black: il british horror con Radcliffe che fa tornare la paura del buio Featured

Sabato, 07 Gennaio 2017 17:56
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The Woman in Black Radcliffe

Sanno fare ottime serie tv ( vedi Sherlock e Misfits), sfornano ottimi registi ( come Kenneth Branagh e Ridley Scott) e producono horror inquietantissimi come The Woman In Black: lo stile british nel mondo del cinema ormai è un vero e proprio marchio di qualità anche in generi prima riservati a Nord Europa, Giappone, Korea e Thailandia.

 

The woman in black: scena stanza giochi

Con The Woman in Black infatti il cinema inglese fa un bel passo avanti nella classifica dei migliori horror- drama recentemente prodotti e disponibili su Netflix.

THE WOMAN IN BLACK (NETFLIX) : CONCEPT E TRAMA


The Woman in Black è un horror gotico del genere supernatural-costume drama, ambientato nelle nebbiose campagne inglesi dell’epoca vittoriana. Arthur Kipps, interpretato da un pallido e incredibilmente cupo Daniel Radcliffe, è un avvocato rimasto vedovo ormai da qualche anno, in piena crisi con il proprio lavoro e con un figlio da crescere. Kipps viene inviato in uno sperduto villaggio a qualche ora di treno da Londra per controllare la proprietà di una cliente dello studio per cui lavora, la quale è da poco deceduta.

In paese Kipps viene subito respinto da tutti: locandieri, colleghi, bambini e persino passanti. Nessuno vuole avere a che fare col giovane tranne Mr. Daily, un gentiluomo incontrato in treno che si rivela essere uno degli uomini più benestanti del villaggio. La signora Daily spiegherà a Kipps l’ostilità dei suoi concittadini, cercando di mettere in guarda il giovane avvocato sulla misteriosa presenza che “abita” nella proprietà che sta andando a vagliare per conto del suo studio legale.

 

 

Fino a qui una delle trame più banali della storia del cinema: avvocato indifeso si scontra contro il pregiudizio di un paesino ignorante. Va avanti nelle sue indagini, trova il marcio spettro che terrorizza il villaggio, lo sconfigge e torna da eroe. E invece non è così. Kipps diventa letteralmente ossessionato dalla Donna in Nero che dimora nella proprietà che sta controllato, al punto tale da non rendersi conto di essere al tempo stesso la causa scatenante di nuove morti e la prossima vittima dell’austera figura che si cela nelle fitte nebbie inglesi.

Il plot apparentemente semplice è ricco di particolari drammatici che disegnano alla perfezione lo spirito del fantasma in nero, come il tono delle lettere rilette da Kipps o i dettagli delle foto ritrovate sempre dal giovane avvocato. La trance in cui cadono i bambini che incontrano la Donna in Nero è quantomeno inquietante, soprattutto perché a ogni morte c’è un progressivo disvelamento della potenza dello stato catatonico in cui le vittime entrano.

THE WOMAN IN BLACK: UN FINALE HORROR CHE FA PAURA


La sequenza della stazione dei treni apre le porte a un finale tragico, inaspettato (anche per chi ha letto il romanzo da cui è tratto il film, La donna in nero, Susan Hill) e dalla duplice interpretazione: una liberazione per Kipps o l’ennesima sconfitta dopo la morte della moglie?The woman in black official poster

 

The Woman in Black non è il classico horror strizzabudella che fa schifo anziché far paura: The Woman in Black è un horror di atmosfera, che non abusa degli effetti speciali ma preferisce suggestionare con dissolvenze, primi piani su bambini in trance, colonne sonore poco impetuose e una recitazione posata nonostante il climax crescente di angoscia che la pellicola regala. La scelta di non riprendere alla lettera il romanzo gotico della Hill aiuta la resa su pellicola (anche se perde un po’ di angoscia).

Il finale, seppur diverso da quello del libro ne conserva il tratto principale: non è vero che tutti i torti possono essere perdonati.

The Woman in black: sedia a dondolo

 

Se volete passare una serata da brivido, The Woman in Black può essere il british horror che fa per voi: non aspettatevi sangue, scarnificazioni o budella per lo schermo. La suggestione del terrore salirà lenta durante il film… e alla prima serata di nebbia, quando vi ritroverete da soli a fissare qualcosa di indefinito in lontananza, o quel riflesso strano alla finestra…. Sarà troppo tardi!

 

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Valentina Vellucci

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