Alla ricerca di un senso. Il documentario fresco e profondo da vedere Featured

Venerdì, 17 Febbraio 2017 07:36
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Cosa sta accadendo al mondo? Perché sembra che tutto stia scivolando rischiando di rompersi?

A questi interrogativi cerca di rispondere Alla ricerca di un senso, inserendosi nella recente fila di documentari che da qualche anno sbocciano in difesa della consapevolezza.

 

 


ALLA RICERCA DI UN SENSO - L'IMPORTANTE È CHE TU SAPPIA COME STANNO LE COSE

 


 

"Qualsiasi cosa accada, l'uomo non deve intimorirsi. Perché potrà affidarsi alla terra e vivere".

 

Parlando di economia, ecologia, progresso e civiltà, Marc De La Ménardière e Nathanaël Coste danno le loro risposte partendo da una profonda conoscenza di sé mutata nel tempo.

Marc e Nathanaël non si vedono da dieci anni: il primo lavora a Manhattan, vende acqua in bottiglia francese agli americani; il secondo è appena tornato dall'India dove ha girato un documentario sul problema dell'accesso all'acqua.
Sono diversi, si rivedono, si scambiamo opinioni e scatta qualcosa.

Marc molla il suo lavoro e inizia così il viaggio che li porterà in India, America Centrale, USA, Italia e Francia.

Tutto era partito come uno svago condito da una telecamera a mano, ma presto si sono resi conto di avere tra le mani materiale sufficiente a far riflettere un bel numero di persone (ah, i francesi...).
Tra interviste d'eccellenza a Vandana Shiva, Pierre Rabhi, sciamani, contadini e biologi, si crea una pellicola fatta di road movie, domande e risposte che mettono in moto la coscienza.

Grezzo, intimo e innocente.

È il risultato di cinque anni di lavoro e scoperte che non potevano rimanere chiuse in un hard disk.
Quello che dobbiamo metterci in testa, ormai, è che il modello del mondo a cui siamo abituati è fallito.

Siamo partiti da uno stato di convivenza con la natura a uno in cui abbiamo deciso di assoggettarla.

Sempre di più, fino a ritrovarci con gli scienziati pronti a scommettere su un'apocalisse imminente.

Roba di qualche anno.

Alla-ricerca-di-un-senso-scena

La forza di questo film non sta nell'elenco dei problemi (almeno non solo), ma nella ricerca delle soluzioni, a volte ponderate, a volte spensierate.

Si discute, si comprende, dati alla mano.
Vandana Shiva e Satish Kumar parlano del problema (i brevetti sulle sementi) e mostrano la soluzione (chissenefrega, noi questi semi li piantiamo lo stesso e li cataloghiamo pure).
La visione di un'economia locale e la condanna di una globale, trovata assurda che ha impoverito il suolo illudendoci che altrimenti non avremmo avuto da mangiare.

La meditazione per sentire se stessi e rimettersi a disposizione di un gruppo, non di uno schermo.

La necessità di ricongiungersi con la natura e la condanna di una società meccanica che ha perso il controllo.
Einstein diceva che non si può risolvere un problema utilizzando la stessa mentalità che l'ha creato.

E noi siamo nell'esatta fase in cui le cose stanno subendo un grandissimo cambiamento.

In bene o in male ancora non si sa.
A questo servono i documentari come Alla ricerca di un senso.

A essere consapevoli che qualcosa c'è, bisogna solo capire da che parte stare: in modo fresco ci stanno dicendo "non importa cosa scegli alla fine, ma è importante che tu sappia come stanno le cose".

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Last modified on Giovedì, 16 Febbraio 2017 23:02
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Andrea Strafile

Mentre il Silenzio degli Innocenti vinceva agli Oscar come miglior film, dall'altra parte della Terra una donna dava alla luce il suo primogenito maschio. Cadeva di un lunedì milanese piovoso il giorno in cui sono arrivato. Tre chili e otto. Era nato un bel guaio.



Non che fossi irrequieto, anzi, tanto noioso da mangiare, stare in posa meditativa e dormire.
Fino ai tre anni. Una volta andai in furgoncino con mio zio e ricordo che mi regalò uno dei libri che stava trasportando: uno di quei Piccoli Brividi, che scelsi penso per la copertina.
E così la posa meditativa venne sostituita con la posa da lettura. Non credo di aver capito una sola parola di ciò che era scritto, ma sedevo in un angolo e mi perdevo in quei segni. Da quel momento non ho più smesso di leggere.
La sorpresa più grande arrivò quando iniziai la scuola: capii che le cose che leggevo, quei segni ordinati, potevo farli anch'io. E così iniziai a scrivere.
Ho provato nel corso degli anni a fare altro e mi riusciva anche bene, a volte. Tipo il canto o suonare uno strumento o guardare film. Piano piano certe cose sono scivolate, ma mentre il liceo Classico mi strangolava coi suoi "è intelligente ma non si applica", le cose che non smettevo mai di fare erano scrivere e guardare film.
Appena finito il calvario liceale volai a Roma: volevo toccare questo cinema, palparlo nelle sue vesti di sempre. E dopo aver appreso il doppiaggio e la recitazione, non è stato molto difficile capire che avrei dovuto far coesistere le cose che amavo di più.
Scrivere di cinema.
Scusate, non amo le autobiografie, si tende sempre al divismo ingiustificato.

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