Alps: viaggio distopico nell'accettazione del dolore Featured

Martedì, 27 Dicembre 2016 11:16
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Ora che Yorgos Lanthimos ha svelato al mondo la raffinata abilità a mostrare con chiarezza la propria dimensione registica con The Lobster, è arrivato il momento di fare qualche passo indietro per vederne le origini.

 Alps, che presto approderà sugli schermi italiani, non è il nuovo film di Lanthimos. È quello prima.


E si spiegano molte cose.

 


ALPS: LA TRAMA DEL FILM DI LANTHIMOS


In quel di Atene, c'è una squadra di quattro persone che sostituisce i cari appena defunti. Ognuno di loro porta il nome di un monte importante, mastodontica pietra che dona sicurezza.
Un infermiera, un paramedico, una ginnasta e il suo allenatore si ritrovano in palestra per accordarsi, per allenarsi duramente, per svolgere un buon lavoro dietro lauto compenso.
Monte Rosa (Angeliki Papoulia) è l'infermiera che si occupa di una giovane tennista incidentata. Senza avvertire il resto della squadra, alla sua morte, ne prende le sembianze. Si trasforma in quella ragazzina assecondando i capricci e i pianti dei genitori, sfidando, più per necessità che per economia, le regole ferree delle Alpi.


DA ALPS A THE LOBSTER: VIAGGIO NELLA DISTOPIA ONIRICA DI LANTHIMOS


Alps: attrice protagonista de La Ginnasta

Se siete rimasti affascinati da The Lobster, ma non conoscevate il regista, vedere questo film sarà utile per mettere un punto fermo sul suo linguaggio.
Distopia e onirismo sono le parole chiavi di una poetica che si srotola senza intoppi per tutta la durata dei suoi film. Una bilanciata commistione di intrattenimento e forte autorialità che ti lasciano pensieroso, ma soddisfatto.
Mentre con The Lobster l'accento ricadeva più sull'onirico (anche se molto lucido), con Alps Lanthimos mostra qualcosa di affascinante, spaventoso e soprattutto possibile. Una sorta di sogno liquido, di quelli che arrivano un attimo prima di svegliarsi e che somigliano a ricordi reali.
Per permettere tutto questo, regia e fotografia, seppur gradevolissime, non bastano.
Alps: scatto ad attore protagonista in allenamento

La vera genialità sta nell'uso brillante della recitazione, asettica, robotica. In un film dove tutto si basa sull'interpretazione (per il film stesso e per le situazioni che racconta), questa si riduce a essere praticamente neutra, ma supportata da attori attentissimi.
Il che significa celebrare questa forma espressiva e allo stesso tempo la sua assenza.
Un gioco dove protagonisti sono il dolore, la morte, il vuoto e l'incapacità della solitudine, che sfocia in un finale apparentemente senza senso.

Per cui se avete visto The Lobster e vi ha colpito, il 28 dicembre non potete perdervelo, se invece non l'avete visto, non importa. Andateci lo stesso.

 


Qui recensione e trama di The Lobster

 

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Last modified on Martedì, 27 Dicembre 2016 16:46
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Andrea Strafile

Mentre il Silenzio degli Innocenti vinceva agli Oscar come miglior film, dall'altra parte della Terra una donna dava alla luce il suo primogenito maschio. Cadeva di un lunedì milanese piovoso il giorno in cui sono arrivato. Tre chili e otto. Era nato un bel guaio.



Non che fossi irrequieto, anzi, tanto noioso da mangiare, stare in posa meditativa e dormire.
Fino ai tre anni. Una volta andai in furgoncino con mio zio e ricordo che mi regalò uno dei libri che stava trasportando: uno di quei Piccoli Brividi, che scelsi penso per la copertina.
E così la posa meditativa venne sostituita con la posa da lettura. Non credo di aver capito una sola parola di ciò che era scritto, ma sedevo in un angolo e mi perdevo in quei segni. Da quel momento non ho più smesso di leggere.
La sorpresa più grande arrivò quando iniziai la scuola: capii che le cose che leggevo, quei segni ordinati, potevo farli anch'io. E così iniziai a scrivere.
Ho provato nel corso degli anni a fare altro e mi riusciva anche bene, a volte. Tipo il canto o suonare uno strumento o guardare film. Piano piano certe cose sono scivolate, ma mentre il liceo Classico mi strangolava coi suoi "è intelligente ma non si applica", le cose che non smettevo mai di fare erano scrivere e guardare film.
Appena finito il calvario liceale volai a Roma: volevo toccare questo cinema, palparlo nelle sue vesti di sempre. E dopo aver appreso il doppiaggio e la recitazione, non è stato molto difficile capire che avrei dovuto far coesistere le cose che amavo di più.
Scrivere di cinema.
Scusate, non amo le autobiografie, si tende sempre al divismo ingiustificato.

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