Skam | La serie tv per teen-ager che non assomiglia a Skins Featured

Lunedì, 06 Febbraio 2017 08:05
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Skam serie tv norvegese

Se non ne avete ancora sentito parlare non temete, siete ancora in tempo per vedere Skam e per appassionarvi al teen drama che negli ultimi mesi pare essere una delle cose più innovative in televisione.

Complice il decimo anniversario dell’inizio di Skins, l’altra serie tv per adolescenti che aveva scatenato passioni sconfinate, la critica ha spesso paragonato le due produzioni, ma dopo una profonda immersione nelle tre stagioni di Skam - la quarta arriverà questa primavera - le differenze sono così tante da ipotizzare si una parentela, ma molto molto alla lontana. 

- Il trailer di tutte e tre le stagioni di Skam - 

 

Skam è una serie tv Norvegese

Iniziamo dalla basi: Skam nasce nel 2015 come una web serie norvegese; il legame fra serie tv e social media è fondamentale ormai, soprattutto fra i più giovani, e quei buontemponi di Oslo lo hanno capito prima di altri. Ogni personaggio ha un account Instagram che viene regolarmente aggiornato in base a quello che succede nella serie tv. Ci sono foto, screen dei messaggi e cosa ancora più interessante video e clip che vengono rilasciati in tempo reale. Ogni segmento di episodio, infatti, inizia con il giorno della settimana e un orario, lo stesso in cui sarà rilasciata la clip. 

Se il venerdì sera i nostri amici fanno festa alle 21.21 allora la clip partirà proprio di venerdì sera alle 21.21. 

Alla fine di ogni settimana le clip vengono messe insieme in un unico episodio. Più modalità di fruizione dunque: una classica e una frammentata che ti fa stare allerta sui social (infatti le clip non vengono annunciate con anticipo). 

Skam e il racconto transmediale

Insomma la narrazione si espande: social, web e tv, senza contare i fenomeni di fandom dei fan - vedi lo shipping - o semplicemente le speculazioni sui protagonisti delle prossime stagioni.  

Si, perché ogni stagione - ognuna dura circa 10 episodi - è raccontata dal punto di vista di un personaggio solo. Benché tutti i personaggi siano presentati nei primi episodi, ogni stagione si focalizza sulla storia di uno dei ragazzi. Prima Eva, ragazza apparentemente mediocre che inizia le superiori senza amici ed è costretta a farsi un nuovo gruppo; nella seconda conosciamo meglio Noora, hipster, bella e aspirante giornalista; nella terza il punto di vista è quello di Isak, biondino popolare ma un po’ stronzo, che le voci vogliono sia gay.

Per certi versi qui il paragone con Skins è abbastanza azzeccato: mentre la serie tv inglese si focalizzava un episodio alla volta su un personaggio, qui si espande semplicemente il concetto e lo si porta a una stagione intera. 

Ognuna racconta circa un semestre: ad esempio la seconda e la terza sono ambientate entrambe nel 2016 e per la quarta bisognerà aspettare la primavera 2017. Anche qui un giusto approccio: stagioni separate, con punti di vista diversi e quindi più dinamiche senza dover aspettare un anno fra un capitolo e un altro. 

 Scena Skam

Skam racconta l’adolescenza, con un approccio soft 

Skam affronta tutte le tematiche dell’adolescenza attraverso un gruppo abbastanza eterogeneo di ragazzi e ragazze. Sesso, amore, feste, droghe leggere, genitori assenti, abbandoni, litigi, amicizie e scuola. Insomma c’è tutto, ma non si scava mai troppo nello sporco; insomma il sudicio inglese di Skins qui non lo troverete. 

Interni puliti, vestiti inamidati, ragazze senza mascara colato e capelli sempre in ordine. 

C’è una leggerezza, una semplicità, probabilmente tutta scandinava, che rende tutto molto più accettabile e in questo modo anche un po’ più realistico. Non si sta parlando di patinato, attenzione: la fotografia è intima, calda, impossibile non innamorarsene. 

 

Skam punta sul realismo 

E qui l’altra grande differenza con Skins: niente racconti iperbolici, niente drammi troppo grandi per essere davvero plausibili. Mi consentirete anche di dire, dunque, anche meno poesia. Non troverete personaggi come Cassie o Effy insomma. 

Eva Skam 

I racconti sono abbastanza semplici e verosimili, ma non è solo questo che differenzia Skam dalle altre produzioni di genere. Qui ci sono cose che in molti altri show per ragazzi non potrebbero esistere: i tempi morti. 

Si guarda lo schermo del cellulare aspettando un messaggio, si fanno chiacchiere inutili e di circostanza quando si beve qualcosa, ci sono schemi assolutamente ripetitivi - il pre-party del venerdì, le lunghe pomiciate. In più ogni azione è del tutto plausibile collegata a quella precendente. Anche gli eventi più incasinati hanno delle perfette spiegazioni e tutto torna, senza nessun vuoto narrativo. 

Anche quando si parla del periodo dei Russ (un arco di tempo durante l’ultimo anno di liceo in cui i ragazzi vanno in giro per il paese su un bus da una festa all’altra) i toni sono assolutamente pacati e tutto viene spiegato in maniera tale che anche lo spettatore non norvegese capisce di cosa si sta parlando.

William Skam

 

Insomma Skam non è il nuovo Skins

Per certi versi è derivativo - Skins ha dato un grande lezione ai teen drama - dall’altra i toni, le sfumature e le modalità del racconto divergono, ma non ci stupisce. Sono passati 10 anni da quel format e nel mentre i social hanno assunto un peso totalmente diverso nella vita degli adolescenti.

Skam ne approfitta; usa i social in maniera intelligente senza giudicarne l’abuso, ma abbracciando e capendo questo modo di comunicare.

Isak Skam

 

Skam in Usa diventa "Shame" e probabilmente non funzionerà 

Anche Skins era col tempo diventato un progetto americano, durato appena una stagione. Le motivazioni del fallimento erano lapalissiane; la forza di Skins era quella di spingere oltre ogni limite e di toccare tutti gli argomenti taboo di adolescenza e non. Gli americani non hanno la stessa disinvoltura, soprattutto quando si parla di adolescenza. Il teen drama tipico della televisione statunitense è incentrato sulla condanna, mentre Skins banalmente non dava giudizi di sorta su qualsivoglia “cattiva condotta”.  

Con Skam, che verrà tradotta con “Shame”, le cose potrebbero andare diversamente. Come detto prima i temi qui sono affrontati con maggiore eleganza: certo c’è un lato molto delicato, legato all’abbandono dei genitori, ma su quello anche i teen drama statunitensi hanno sempre giocato molto, sia per esigenze drammaturgiche - i ragazzi non possono fare quello che vogliono se sono sorvegliati - che per sottolineare le famiglie disfunzionali moderne. 

Su cosa non potrà contare davvero la versione americana? Forse il racconto intimo, l’iperealismo e i lunghi silenzi che contraddistinguono la narrazione di Skam, per certi versi molto atipica per uno spettatore statunitense. 

Anche questa volta, come nel caso di Skins dunque, potrebbe non funzionare, vi abbiamo avvisati. 

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