Quanta nostalgia degli anni pre-Netflix Featured

Giovedì, 26 Gennaio 2017 08:29
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Epoca pre netflix

L’avvento di Netlix ha cambiato la vita di molti. Ha cambiato le nostre abitudini, le nostre solitudini, il nostro humor, i nostri post su Facebook, la nostra spocchia nel parlare della serie del momento, le nostre conversazioni di fronte alla macchina del caffè, le nostre bestemmie contro quelli che non sanno tenersi un cecio in bocca e 3 ore dopo il rilascio di tutta la stagione ti spoilerano il finale.

Almeno prima il rischio spoiler era contenuto a una sola puntata e anche nel caso del finale di stagione era pur sempre un’unica puntata rovinata, non l’intera stagione. Mesi e mesi di voli pindarici su quello che era o che non era, che poteva essere o poteva non essere, pur sicuri che a pochi metri dal traguardo sarebbe arrivato qualcuno a negarti il gusto di scoprirlo da solo. Ma intano i tuoi mesi di di pieno godimento li avevi avuti e comunque lo spoiler te lo aspetti sempre.

L’attesa dello spoiler non è esso stesso spoiler?

Ecco, prima di Netflx c’erano tante cose che si sono perse, prima che diventassimo dei bulimici di serie tv.

C’era una percezione molto diversa, c’erano i rituali e le attese del giorno di programmazione. Sapevi ad esempio che il giorno di Lost era il lunedì e il lunedì non era che una lunga serie di micro attese che ti avrebbe portato alla sera. Ogni minima pausa dal lavoro o dallo studio era dedicata al giro di chiamate (ché non c’erano mica i gruppi whatsapp), “la pizza la ritiro io”, “io porto la birra”, “io prendo le cartine” (quelle per guidare eh). “Io scarico la puntata e aggiorno ogni 5 minuti la home di ItaSA per i sottotitoli”.

Di solito chi procurava puntata e sottotitoli ai tempi delle adsl 7 mega aveva diritto a due birre e poteva guidare più degli altri.

Il rituale, il portatile con lo schermo più grande in salotto di fronte al divano, le chiacchiere fino a un minuto prima dell’inizio e poi il silenzio di tomba per 45 minuti, secondo più, secondo meno.

PREVIOUSLY, ON LOST

Ecco, un’altra cosa che abbiamo perso, oltre ai piccoli rituali. L’arte del “previously on”. Voce calda e rassicurante, profonda e misteriosa, nasale e sbarazzina, accorata ed entusiasta. Ti bastava solo il timbro di quella manciata di parole per calarti istantaneamente nel mood della serie. E per quel che mi riguarda il previously on di Fringe rimane uno dei grandi capolvori della scorsa decade.

Poi finiva la puntata, finiva il religioso silenzio e ricominciava l’attesa durante la quale si sprecavano teorie e discussioni,letture, spiegazioni, disegni e presentazioni power point. La settimana era puro rumore in mezzo a due insondabili silenzi.

I CLIFFHANGER 

Tanto più il cliffhanger forte quanto più accese le discussioni.

Ogni stagione aveva almeno 5 o 6 cliffhanger come espediente narrativo fondamentale per ricordare allo spettatore che la settimana dopo doveva trovarsi di nuovo lì, a prescindere da quello che sarebbe successo in quei maledetti 7 giorni. D’altro canto, giusto un paio erano davvero davvero di livello, capaci di lasciarti rimuginare per ore e farti parlare con chiunque.

Ho visto amicizie fallire dopo un cliffhanger per colpa di parole avventate dette a qualcuno non pronto ad ascoltarle.

MEGAVIDEO

Ma le serie non erano soltanto un momento conviviale, potevano rappresentare un momento di procrastinazione o grande introspezione interiore, quando facevi bingewatching prima ancora di sapere che si chiamasse così. E per gli sfortunati senza fibra ottica cominciavano ad affacciarsi in rete i primi servizi di streaming illegale, con una risoluzione che all’epoca doveva sembrarci così avveniristica, ma che a riguardarle oggi, quelle puntate viene da pensare che se avessi un euro per ogni pixel di un fotogramma arei guadagnato all’incirca 62 cent. Ma va dato atto che per primi ci hanno fatto imparare l’importanza del modificare l’indirizzo IP del computer. Perché andiamo, Megavideo, non sei mia madre, tu e il tuo limite dei 72 minuti non mi convincerete che probabilmente devo farmi una vita.

megavideo

Poi c’è stato quell’altro brutto momento in cui hanno chiuso Megavideo e tutti abbiamo sofferto, è vero, ma nessuno ha mai sofferto quanto i nostri pc che nella nostra spericolata ricerca di uno streaming decente si sono beccati così tanti virus che per periodo sono stato costretto a mettere preserativi nelle porte usb.

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Last modified on Giovedì, 26 Gennaio 2017 09:45
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Andrea Gabrielli

Contributor dal 2013



Nacqui anni fa, quando San Pietroburgo si chiamava ancora Leningrado (vero spartiacque generazionale), in una ridente cittadina marinaresca dove, a quanto dicono i monumenti, la gente preferisce il rumore del mare al lavorare.


A me non piace il mare, i pesci ci fanno l'amore dentro, e io mi sentirei davvero in imbarazzo se qualcuno entrasse dove sto facendo l'amore, saltellando qua e là con un costumino fluo. Non mi piace nemmeno il rumore, mi distrae dal suono del tempo che passa. A dirla tutta non mi piace neanche lavorare, vorrei farlo poco e male, ma ancora non ho trovato un sindacato che mi tuteli in questo senso.

Così, in attesa di fondare un sindacato tutto mio con black jack e squillo di lusso, anzi, senza sindacato e senza black jack (cit.), leggo giornali e libri, alcuni composti di capitoli, altri da sezioni, articoli e commi, bevo rum, mi batto per il sacrosanto diritto di chiamarli euri e non euro, ascolto Call Me Maybe e guardo tante serie TV.  Nel tempo libero ne scrivo anche. Di serie TV, non di tutto il resto

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