Cane Mangia Cane. Il violentissimo e ironico noir sopra le righe di Paul Schrader Featured

Martedì, 11 Luglio 2017 08:17
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Cane mangia cane

Paul Schrader non è solo un autore del cinema. È un pezzo di cinema. Dobbiamo baciarlo sulla bocca solo per aver scritto Toro Scatenato e Taxi Driver, tanto per citarne due. 

E saltuariamente Paul si mette dietro la macchina da presa invece che dietro quella per scrivere. 

A settant’anni tira fuori un nuovo film che non si lascia alle spalle il passato della New Hollywood, una sorta di noir in cui i protagonisti sono intrappolati in loro stessi dall’inizio alla fine. 

O meglio, loro ci provano a cambiare, ma in fondo siamo chi dobbiamo essere. 

Tra il grottesco, i voli pindarici di regia, i dialoghi che tirano in ballo dalle più classiche malefatte in stile americano a Taylor Swift, il 13 luglio arriva nelle sale italiane Cane Mangia Cane.


Cane Mangia Cane - Nicolas Cage, Christopher Mattew Cook e Wille Dafoe


Troy (Nicolas Cage), Diesel (Christopher Mattew Cook) e Mad Dog (Willem Dafoe) sono appena usciti di prigione. 

Cane mangia cane protagonisti

Stanno invecchiando, ormai, e vogliono lasciarsi la carriera criminale alle spalle. 

Ma come fai quando sei considerato un reietto appena scarcerato e un signore della droga ti chiede di fare un ultimo, altamente remunerato e pericoloso lavoro?

Fai che gli dici sì, a questo signore. 

Così i tre mettono in piedi una banda per sequestrare un bambino: Troy è la mente brillante e acuta del piano, Diesel lo scagnozzo che ha bisogno di grana per abbandonare la vita monotona con una moglie che odia e infine c’è Mad Dog.

Mad Dog è un pazzo assassino.

Il lavoro sembra una cosa abbastanza complessa, ma oltre alla difficoltà ci si mettono di mezzo inseguimenti, sparatorie e un gran numero di ostacoli non pianificati. D’altronde, solo loro potevano credere che la polizia non li tenesse d’occhio. 

Sangue, violenza, eccessi, amicizia e la prospettiva di una vita nuova, pulita, dove poter ricominciare con un sacco di grana nelle tasche.

Cane Mangia Cane è irriverente, trash, e con una vena ironica che solo una buona penna poteva concepire. Cane Mangia Cane film

I colori del video cambiano radicalmente, complici le luci e una postproduzione quasi folle, con le scene in bianco e nero che si succedono a luoghi coperti di neon luccicanti a colori pastellosi stile Wes Anderson con un fucile in spalla. 

Paul Schrader è uno sceneggiatore con le palle, sì, ma come regista non dimentichiamoci che non è proprio un novellino. American Gigolò è datato, ma è roba sua. 

Non si può dire che questo sia il suo miglior film, perché sarebbe una bella esagerazione, ma di certo rapimenti, una banda vecchio stile con un matto sanguinario e le facce di Nicolas Cage e Willem Dafoe ti fanno dire “Beh, anche se non esce col buco, la ciambella è buona lo stesso, no?”.

Già, perché Cage e Dafoe si divertono un sacco a recitare, è una sfida all’ultima, sanguinaria battuta, mentre il povero Christopher Mattew Cook prova a inserirsi tra i due con la sua stazza possente e la testa a palla da bowling.

Con un budget ridicolo, Schrader riesuma l’omonimo libro dell’ex carcerato Edward Bunker (ha scritto Le Iene, oltretutto) e il cinema anni ’70 a lui tanto caro. 

Il tutto contornato da un velo nemmeno troppo sottile di moralità, in cui i personaggi tentano di prendere la via per la redenzione senza riuscirci, sono preda del caos. Mad Dog alias Defoe ha quest’indole assassina implacabile, Troy alias Cage è troppo sveglio per essere normale. 

Violenza inaudita, inseguimenti, un’ironia sottile e sopra le righe e un nichilismo di fondo che si trascina dall’inizio alla fine sono gli ingredienti di Cane Mangia Cane e si poteva chiedere di meglio, è vero.

Ma non importa. 

Perché è un piacere per gli occhi. 

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Last modified on Martedì, 11 Luglio 2017 08:31
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Andrea Strafile

Mentre il Silenzio degli Innocenti vinceva agli Oscar come miglior film, dall'altra parte della Terra una donna dava alla luce il suo primogenito maschio. Cadeva di un lunedì milanese piovoso il giorno in cui sono arrivato. Tre chili e otto. Era nato un bel guaio.



Non che fossi irrequieto, anzi, tanto noioso da mangiare, stare in posa meditativa e dormire.
Fino ai tre anni. Una volta andai in furgoncino con mio zio e ricordo che mi regalò uno dei libri che stava trasportando: uno di quei Piccoli Brividi, che scelsi penso per la copertina.
E così la posa meditativa venne sostituita con la posa da lettura. Non credo di aver capito una sola parola di ciò che era scritto, ma sedevo in un angolo e mi perdevo in quei segni. Da quel momento non ho più smesso di leggere.
La sorpresa più grande arrivò quando iniziai la scuola: capii che le cose che leggevo, quei segni ordinati, potevo farli anch'io. E così iniziai a scrivere.
Ho provato nel corso degli anni a fare altro e mi riusciva anche bene, a volte. Tipo il canto o suonare uno strumento o guardare film. Piano piano certe cose sono scivolate, ma mentre il liceo Classico mi strangolava coi suoi "è intelligente ma non si applica", le cose che non smettevo mai di fare erano scrivere e guardare film.
Appena finito il calvario liceale volai a Roma: volevo toccare questo cinema, palparlo nelle sue vesti di sempre. E dopo aver appreso il doppiaggio e la recitazione, non è stato molto difficile capire che avrei dovuto far coesistere le cose che amavo di più.
Scrivere di cinema.
Scusate, non amo le autobiografie, si tende sempre al divismo ingiustificato.

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