Mal di pietre. Quando la noia fa da padrona Featured

Mercoledì, 19 Aprile 2017 07:29
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Che le premesse per Mal di pietre non fossero le più rosee, lo si poteva intuire dall’accoglienza piena di fischi all’ultimo Festival di Cannes.

Il film, diretto da Nicole Garcia e tratto dall’omonimo romanzo di Milena Agus pubblicato da nottetempo, non riesce proprio a decollare e finisce per diventare una caricatura di se stesso.

 


MAL DI PIETRE - LA TRAMA


In una Provenza stereotipata al profumo di lavanda, Gabrielle (Marion Cotillard) è una giovane ragazza mal voluta dai genitori per la sua bizzarria e timidezza.

Contro il suo volere, i genitori decidono di farla sposare con lo schivo José, un contadino spagnolo reduce dalla guerra civile spagnola, che decide in questo modo di “salvarla”, portandola via dalla famiglia.

I due infatti non si amano, eppure un giorno Gabrielle ha un aborto spontaneo, dovuto ad alcuni insoliti calcoli renali che le provocano il “mal di pietre”.

Per guarire da questa situazione, Gabrielle finisce in una clinica sulle Alpi, dove conosce il bel tenente André (Louis Garrel), ferito in guerra e difficilmente curabile.

I due hanno una storia d’amore, Gabrielle rimane incinta, ma niente, a quanto pare, è come sembra...


MAL DI PIETRE - LA BELLA COTILLARD NON BASTA


Mal-di-pietre-scene

Se ci facessimo ingannare dalla sempre più seducente Marion Cotillard, questo film si salverebbe.

Questa volta però, la bella Marion non basta.

Era già successo in “Allied” con Brad Pitt, un film inconcludente che però poteva essere visto anche solo per l’inedito sexy duo protagonista.

Ma stavolta c’è un caso letterario dietro, e certi errori non si possono fare, pena il luogo comune (che come molti comuni talvolta si rivelano veritieri) dell’ “era meglio il libro”.
Criticato a più riprese all’ultimo Festival di Cannes, il film è innanzitutto di una noia mortale.

Monotono, inconcludente, stanco, sembra infatti che non riesca a prendere il via definitivo per decollare, e questo è ben riscontrabile nel colpo di scena finale, per nulla emozionante e anzi prevedibile.

La trasposizione dell’ambientazione dalla Sardegna raccontata nel libro di Milena Agus alla Provenza inoltre stride in relazione alla storia raccontata.

Ma la cosa che più di tutte stona è, per assurdo, la presenza della Cotillard: presentata nuda in molte scene, continuamente in bilico tra pazzia e normalità (tanto pazza in realtà da sembrare molto più normale degli altri), l’attrice francese non entra nel cuore dello spettatore con la sua interpretazione, che stavolta è fredda, distaccata, quasi “bugiarda”.

La sua bellezza “da diva” non funziona più come espediente per vendere il prodotto in assenza di una sceneggiatura funzionante; la maturità che stava intraprendendo grazie all’interpretazione di ruoli come quello del film Deux jours, une nuit dei fratelli Dardenne sembra non avere lasciato traccia, ed è un male per un’icona del genere.
Goffo, quasi caricaturale, non lascia scampo per un’analisi approfondita e merita quindi di non essere visto.

Un vero peccato.

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Last modified on Martedì, 18 Aprile 2017 12:56
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Federico Riccardo

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