PIIGS | Di come l'austerity in Europa non può funzionare Featured

Giovedì, 30 Marzo 2017 09:02
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Tra metafore non certo felici, sfottò internazionali e interviste a personaggi celebri, la vera storia di come l’austerity non ha funzionato nel suo intento, bensì ha peggiorato la situazione economica di paesi europei già in difficoltà. 


PIIGS - L'AUSTHERITY COME NON L'AVETE MAI VISTA


Partiamo dalla simbologia. Provate a immaginare una stanza con 100 cani e solo 95 ossi: 5 cani inevitabilmente dovranno fare a meno dell’osso da spolpare. Immaginate adesso che,  per combattere il problema, il padrone della stanza invece di aggiungere altri 5 ossi, cerchi di rinforzare e allenare bene i 5 cani , in modo tale che almeno uno di quei 5 possa aggredire gli altri e rubargli l’osso. 

Immaginate adesso che quei 5 cani rimasti senza osso non vengano più considerati cani ma “maiali”. 

L’origine dell’acronimo PIIGS (usato in modo derisorio e razzista da alcuni giornalisti dell’ Economist a partire dal 2008) è proprio questo: P sta Portogallo, I per Irlanda, la seconda I per Italia, G per Grecia e S per Spagna. Sono i paesi incapaci di ripagare il debito pubblico accumulato, mentre gli altri 100 cani sono gli altri paesi dell’Eurozona. 


PIIGS - UNA RIFLESSIONE LUNGA 5 ANNI


A partire da questo semplicistico schema, ecco il documentario di Adriano Cutraro, Federico Greco e Mirko Melchiorre, in uscita ad Aprile.

Una riflessione lunga 5 anni sui motivi e le conseguenze della tragica crisi economica europea, corredata da interviste a personaggi di spicco della cultura mondiale: da Noam Chomsky (affascinante l’efficacia del lessico povero e privo di contraddizione che qui adotta) a Erri De Luca, da Yanis Varoufakis a Warren Mossler, passando per gli interventi acuti e bizzarri del giornalista indipendente Paolo Barnard. Tutti concordano sull’inutilità delle politiche di austerity perpetrate a partire dal 2008, ed è imbarazzante venire a conoscenza degli aspetti più clamorosi dell’argomento, uno su tutti l’errore di calcolo alla base dell’austerity: alla base della teoria economica promossa da Reinhart e Rogoff, su cui fonda tutto la politica economica europea degli ultimi 8 anni, c’è infatti una colonna di Excel sbagliata, messa in evidenza dal dottorando all’Università del Massachussets Thomas Herndon.

Noma Chomsky piigs 

Parallelamente la vera storia di Claudia e della sua cooperativa Il Pungiglione nata a Roma nel 1992 con l’obiettivo di reintegrare ex tossicodipendenti e persone strappate dalla strada e farli dialogare con una casa-famiglia di disabili. La cooperativa, vittima di un periodo storico che tuttora stiamo attraversando, rischia di chiudere per sempre in seguito a un credito contratto con il Comune e la Regione Lazio. Ogni giorno, Claudia deve fare i conti con una burocrazia spietata e con i soci cui dovrà ribadire la mancanza di stipendio.

La voce di Claudio Santamaria guida questo viaggio tra teorie keynesiane mancate e problemi della quotidianità, una riflessione su ciò che poteva essere fatto, ciò che è stato fatto ma… non su quello che sarà. 

Infatti, non potendo prevedere il futuro (oggi meno che mai) sembra che nessuna delle persone intervistate sappia realmente proporre una soluzione, una via di fuga allo spettatore. Talvolta pare - ed è questo il difetto più evidente del documentario - che  si miri alla voglia di infarcire lo spettatore di dati sconfortanti e citazioni apocalittiche, piuttosto che a sensibilizzare l’italiano disinformato, o anche solo, banalmente, a scatenare una ribellione.

Un esempio su tutti la critica alla moneta unica: lecita ma non costruttiva, e una persona doppiamente disinformata e disattenta potrebbe fraintendere l’interessante riflessione per dare adito a inutili populismi.   

Se la lezione di economia è traballante, riesce invece in pieno la rappresentazione drammatica della cooperativa romana, sospesa su un filo sempre più sottile, costretta a chiedere sacrifici sempre più grandi e venendo meno quindi ai principi inizialmente stabiliti dai soci. Claudia, che alterna momenti di estrema fiducia e comprensione a sconforto e delusione, è l’emblema del cittadino italiano costretto a fare i conti con una “crisi economica generazionale” che non risparmia niente e nessuno, una Don Chisciotte contro mulini a vento ancora più grandi. Un personaggio nel quale tutti noi, piccoli e medi risparmiatori, non possiamo non identificarci. 

In definitiva, un film che è meglio vedere, anche se imperfetto. Bene, non benissimo, ma a suo modo, capace di dirci qualcosa sulla realtà che stiamo vivendo. 

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Last modified on Giovedì, 30 Marzo 2017 09:07
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Federico Riccardo

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