Trainspotting 2 | Scegliete di guardarlo. E poi fate un respiro profondo Featured

Venerdì, 17 Marzo 2017 08:37
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trainspotting 2 film 2017

È sbarcato a febbraio nelle sale italiane il sequel di Trainspotting. Ventun’anni dopo il film cult del 1996, il regista inglese Danny Boyle ricolloca i quattro protagonisti in Scozia per raccontarci - per dirla con Sick Boy -  “che cosa hanno combinato, in questi vent’anni”. 


Trainspotting 2 - Dove siamo 


Rent Boy (Ewan McGregor), Sick Boy (Jhonny Lee Miller), Spud (Ewwn Bremner) e Franco (Robert Carlyle) sono tornati - un po’ ammaccati - nella Edimburgo dei giorni nostri.

Li avevamo lasciati pieni di buoni propositi, nell’eco dello slogan ipocrita “scegliete la vita”, in particolare Rent Boy, la scommessa vincente, pronto ad ricominciare altrove, lontano dalle droghe, salvo tradire i suoi amici scappando con un borsone pieno di soldi. Sembra che le cose per lui abbiano funzionato: si è disintossicato completamente, vive ad Amsterdam ha un buon lavoro e una famiglia, quando decide di tornare in Scozia per una rimpatriata nei ricordi giovanili.

Il viaggio diventa però una passeggiata sul “Boulevard of Broken Dreams”, dove scorrono impietosi i sogni infranti della giovinezza ribelle.

trainspotting 2 cast

Questi non più giovani anti-eroi(nomani) degli anni ’90 sono stati schiacciati dalla vita, per non avercela fatta ad entrare nelle maglie di un sistema che hanno rigettato e che ha rigettato loro ai margini. 

Sulle loro esistenze si è spenta la luce per 20 anni, ma la verità è che in questo arco di tempo non è accaduto nulla: l’agghiacciante monotonia della routine ha uniformato i giorni.

Il regista di Trainspotting 2 sorprende i suoi “uomini senza qualità” dopo due decenni, in un giorno qualunque di un momento qualunque. Sbiadita immagine del giovane se stesso, Sick Boy gestisce il pub della zia, fumoso e disperatamente provinciale, sull’orlo del fallimento. Tutto odora di vecchio e non c’è più niente da ridere. Spud non riesce a disintossicarsi e tenta il suicidio, mentre Franco evade dal carcere ed è un fallimento imbarazzante agli occhi del figlio. Neanche Rent Boy è poi così felice, sta divorziando e sta per essere licenziato. Torna a vivere con il padre, in quella stanza piena di incubi.
Tornare al punto di partenza è già di per se ammettere una sconfitta, sottolinea l’amara verità di non aver concluso niente, tanto più se è anche un ritorno alle droghe. Peccato, in lui ci avevamo sperato.

Pallidi fantasmi dei loro giovani se stessi, non fanno che guardare in faccia la voragine del vuoto, della nostalgia, del tempo trascorso e non vissuto, che ora rende tutto patetico.  

 

Trainspotting 2 è un pugno allo stomaco.

Brutale e malinconico, non si limita a vivere dei fasti del primo adattamento cinematografico del romanzo di Irvine Welsh, ma vive di luce propria, nel porsi come riflessione più matura e, se possibile, ancora più disincantata nel suo prendere a schiaffi il postmodernismo. 

Trainspotting t2 scena

Le riprese propongono dei momenti positivi: le scene luminose di sano sport nella natura, quando Rent Boy tenta di ricondurre Spud ad amare la vita in un bellissimo esempio di amicizia e di panoramiche mozzafiato, insieme alle inquadrature magiche di Edimburgo. Ci sembra di respirare di nuovo, lontani dalle squallide vedute della provincia a cui ci aveva abituato il regista.  

I tentativi però falliscono, nessuno riesce a riscattarsi e alle scene solari si contrappongono quelle della periferia alienante in cui vivono Spud o Franco, in cui ognuno misura il baratro della sua solitudine nei piani di un condominio desolato o di un garage pieno di droghe.

Il revival porta ciascuno dei protagonisti a leggere nel volto dell’altro che gli anni sono passati, distruggendo la loro amicizia, provata da tradimenti e inganni. Non rimane loro che ammettere il nichilismo e la solitudine sempre più acuta nella dimensione virtuale indifferente dei social network. Quella di una generazione, la nostra, che esegue il nuovo motto cinicamente recitato da Rent - “Scegliete Facebook, Twitter, Instagram e sperate che da qualche parte a qualcuno freghi qualcosa”.

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Last modified on Lunedì, 27 Marzo 2017 08:38
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Rosa Valentina Caiuli

Sono nata in un piccolo paese immerso nelle Dolomiti, il 30 maggio di ventisei anni fa.
Sin da piccola leggere e scrivere sono state le mie grandi passioni, tradotte in recite di poesie e trame di mondi paralleli inventati da me con cui assordavo tutta la mia famiglia.
Questa inclinazione, che proprio i miei genitori mi hanno trasmesso, si è trasformata prima nella laurea triennale in “Lettere Moderne” presso l’Università Ca’Foscari di Venezia, e poi nella specializzazione in “Culture Moderne Comparate” presso l’Università degli Studi di Torino, un percorso che mi ha permesso di coniugare gli studi umanistici classici con quelli anglo-americani.
L’amore per i viaggi mi ha condotta all’avventura dell’Erasmus in Danimarca, sei mesi irripetibili che porterò sempre con me, durante i quali ho approfondito il mondo affascinante della critica cinematografica. Dopo la laurea specialistica ad ottobre 2015, con una tesi in letteratura e fotografia americana, ho iniziato a frequentare un Master in Marketing e Comunicazione, premio della Fondazione Italia-Usa per i miei voti, iniziato con l’esperienza unica della cerimonia di premiazione presso la Camera dei Deputati a maggio 2015. È in questo stesso periodo che ho scoperto il mondo del lavoro: prima presso Expo Milano 2015, e attualmente come stagista presso il Politecnico di Torino. Colonna sonora delle mie esperienze: scrivere di cinema per RoarMagazine, che da un anno a questa parte mi regala l’emozione di poter vedere pubblicati i miei pensieri, e di realizzare quel connubio meraviglioso che è l’unione del cinema e della scrittura.

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