Sara Kay: "Questo libro dovrebbe leggerlo chi gay non è"

Lunedì, 27 Aprile 2015 07:00

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 Grandi occhi azzurri e sorriso splendente: così mi si piazza davanti Sara Kay, la giovanissima autrice di Genitori Gay, Good as you. Già dalla presentazione del suo libro, alla quale avevo partecipato nell'autunno del 2014, mi aveva incuriosita. L'intervista è quindi arrivata di conseguenza.

 


GENITORI G.A.Y. GOOD AS YOU - INTERVISTA ALL'AUTRICE SARA KAY


 

Immaginatevi rumorosi sorseggi di cappuccino tra una domanda e l'altra (miei, non suoi!).

 

Come e quando è nata l'idea di questo libro?
L'idea è nata dal mio stesso Editore (Tempesta) che mi seguiva su Facebook dove postavo gli articoli del mio blog sull'argomento omogenitorialità.
Mia, invece, è stata l'idea di strutturarlo in tre parti: la prima dedicata agli psicologi, la seconda alle esperienze dei genitori, la terza agli avvocati.
Sicuramente il "germe" del libro ha origine qualche anno fa... Ricordo che mentre stavo prendendo consapevolezza della mia omosessualità, si faceva strada in me anche il pensiero che avrei voluto essere mamma e, a 15 anni o poco più, quando nella cattolicissima Spagna Zapatero approvava matrimoni e adozioni per i gay, un'adolescente spaventata e confusa, in Italia, digitava su google nel buio della sua cameretta "i genitori gay possono essere buoni genitori?".
Mi fermai al primo link che recitava qualcosa come "Nessuna controindicazione per i figli cresciuti in contesti omogenitoriali".
Mi tranquillizzai e spensi subito il pc. Quello, a 15 anni, era ciò che avevo bisogno di sentirmi dire.
Solo anni dopo ho scoperto che studi trentennali fatti su queste famiglie dimostrano davvero che queste famiglie sono come tutte le altre.


Qual è stata la prima cosa che hai fatto una volta seduta, in procinto di scrivere?
Poiché il libro è nato dal blog, la maggior parte materiale si è accumulato poco a poco, non me ne sono quasi accorta.
La cosa difficile è stato risistemarlo e riorganizzarlo per il libro, in particolare per la parte introduttiva iniziale: volevo dare al lettore neofita un'infarinatura generale senza appesantirlo con numeri e percentuali.
Devo ammettere, però, scrivere le storie dei genitori mi emozionava ogni volta.


Che domande ti sei posta prima di iniziare a scrivere il libro?
Da un punto di vista personale mi sono fatta molte domande ad esempio: come vivono davvero questi bambini? Queste famiglie? E la società come le accoglie?

Domande che hanno trovato risposta strada facendo, andando avanti ad intervistare i genitori e a scrivere.
Da un punto di vista invece "tecnico" mi chiedevo di continuo se quello che stavo scrivendo sarebbe stato fruibile e se era giusto sacrificare questa o quell'informazione a riguardo.


Cosa hai imparato durante questo percorso?
Che da genitore come la fai sbagli, che esistono non tanto mamma e papà, quanto la funzione materna e quella paterna, che è importantissima la qualità del rapporto genitori-figli, che bisogna ascoltare se stessi e poi gli altri e che l'amore, sarò romantica, ma può davvero tutto. È una potenza immensa e nessuno lo può fermare, nessuno. Sarò presuntuosa, ma sono certa che anche il più omofobo leggendo le testimonianze dei genitori, un sorriso di tenerezza lo farebbe...

Perché non sono tanto le percentuali, i dati, i numeri a colpire, ma la testimonianza dell'amore a lasciare disarmati.

 

Ti è successo qualcosa d'inaspettato, mentre scrivevi il libro?
L'inaspettato è stato notare quanta gente mi seguiva, coppie che mi scrivevano per chiedermi consigli pure giovani che chiedevano informazioni in vista della tesi di laurea.
Sono stata accolta con grande calore, lo stesso calore che vedo alle presentazioni dei miei libri. Ad una si sono presentati due uomini che stanno insieme da vent'anni. Si stanno informando per diventare papà all'estero e mi hanno ringraziato per il libro che ho scritto, mi hanno detto di continuare, mi hanno abbracciato e mi hanno scaldato il cuore. Alla prima, invece, un papà gay ha comprato il mio libro e mi ha chiesto: "Puoi fare una dedica per mio padre? Sai, ancora deve elaborare e penso che il tuo libro possa aiutarlo." Oppure quando a fine presentazione molte persone si avvicinano per prendere il libro e scambiare due parole one to one; mi raccontano perché l'argomento sta loro molto a cuore, mi ringraziano del dibattito, vogliono parlarne ancora.
Ho capito che la piccola battaglia che si fa ogni giorno nel quotidiano è molto importante, fondamentale per far riflettere.

 

Nel libro c'è anche una sezione dedicata agli psicologi notoriamente contro l'omosessualità. Cosa diresti loro, se potessi?
Con certa gente, e credo sia questo il caso, purtroppo perdere tempo è inutile. Probabilmente direi loro la frase di Eraclito che apre il mio libro "Non troverai mai la verità, se non sei disposto ad accettare anche ciò che non ti aspettavi di trovare".

 

Di cos'altro ti piacerebbe parlare, in futuro?
Penso sarebbe bello, un domani, scrivere un libro dedicato ai figli dei genitori gay, per far vedere che sono ragazzi normali. Devo aspettare però che questi bambini crescano un po', essendo tutti minorenni adesso sarebbe complicato.
E poi mi piacerebbe affrontare, ma su questo devo documentarmi da zero, il tema della transessualità che mi affascina da quando sono bambina. Anche tra i transessuali ci sono genitori e hanno ancora meno visibilità dei genitori gay: è importante parlare anche di loro.

 

Chi speri che legga il libro?
Una donna che ha letto il mio libro mi ha scritto "Questo libro dovrebbe leggerlo chi gay non è". Etero o gay, mi auguro che lo leggano più persone possibili: è necessario smuovere le coscienze per fare passi avanti in questa direzione.

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Last modified on Domenica, 11 Ottobre 2015 01:34
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Virginia

Virginia per RoarMagazine


 Sono nata e cresciuta a Milano (ma dentro di me batte un cuore sardo), circondata da amici e parenti. Fin da bambina, grazie soprattutto alla mia famiglia, ho sviluppato una grande passione per i libri che mi ha portata a scegliere di studiare, una volta ''grande'', Lingue e Letterature Straniere in università, specializzandomi in scandinavistica.

Oltre alla letteratura amo molto viaggiare, l'arte contemporanea, disegnare, guardare documentari e più in generale imparare cose nuove. Last but not least, sono dipendente da tutto ciò che contiene zucchero e/o cioccolato!

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