Guido Catalano spiegato con parole sue Featured

Mercoledì, 08 Marzo 2017 07:39
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Ogni-volta-che-mi-baci-muore-un-nazista

Guido Catalano è uno scrittore del popolo e per il popolo.

 

La millenaria tradizione della letteratura in versi, che pure ha avuto i suoi pregi e momenti eh, a oggi non può far altro che prendere atto del fatto che alle persone non interessa più il non detto.

Diciamo basta all’accoccolarsi nelle figure retoriche e al farsi cullare dalle immagini cucite in una metrica leggera.

E quanto poco ci interessa la cura e il tempo sprecato nella scelta di una singola parola, che per carità, può anche evocarci tutte le più belle sensazioni della nostra infanzia, ma vuoi mettere che poi non mi entra su twitter se devo ricopiare il verso?

Và che centoquaranta sono ben pochi.

Dobbiamo tornare a essere semplici, diretti, guai a lasciare il lettore immaginare che il poeta voglia dire altro rispetto a quanto scritto
Sembra evidente che Catalano abbia ragione, e la sua ultima raccolta di poesie Ogni volta che mi baci muore un nazista (Rizzoli, 322 pp., 18€) mi ha talmente ispirato che mi è sembrato giusto omaggiarlo provando a emularlo nel raccontare la sua opera.

 


OGNI VOLTA CHE LE DEDICHI UNA POESIA DI CATALANO MUORE UN ORMONE


Non so se troverò mai

anzi no
non so se nessuno al mondo
Per tutti i secoli dei secoli
troverà mai parole adatte
per commentare questo libro
Ricordi Max Pezzali
se solo avessi le parole
ti scriverei
una canzone d’amore.
Ecco
se fossi Catalano, vi scriverei
una raccolta di poesie orrende
A guardar meglio qualcuno forse
già trovò la chiave di lettura
che magari
non saranno argomenti da principe del foro
o Carlo Emilio Gadda,
ma la mia quasi ex ragazza
perché come può un rapporto sopravvivervi
durante la più appassionata delle dediche
alla terza poesia mi ha sussurato
“ti prego basta”
Forse non si riferiva alla lettura dei versi
ma penso più al nostro rapporto
Peraltro, non mi sento di darle torto
e non vorrei portare sfiga però
ogni volta che le dedico una poesia di Catalano
muore un ormone

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Last modified on Mercoledì, 08 Marzo 2017 09:38
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Andrea Gabrielli

Contributor dal 2013



Nacqui anni fa, quando San Pietroburgo si chiamava ancora Leningrado (vero spartiacque generazionale), in una ridente cittadina marinaresca dove, a quanto dicono i monumenti, la gente preferisce il rumore del mare al lavorare.


A me non piace il mare, i pesci ci fanno l'amore dentro, e io mi sentirei davvero in imbarazzo se qualcuno entrasse dove sto facendo l'amore, saltellando qua e là con un costumino fluo. Non mi piace nemmeno il rumore, mi distrae dal suono del tempo che passa. A dirla tutta non mi piace neanche lavorare, vorrei farlo poco e male, ma ancora non ho trovato un sindacato che mi tuteli in questo senso.

Così, in attesa di fondare un sindacato tutto mio con black jack e squillo di lusso, anzi, senza sindacato e senza black jack (cit.), leggo giornali e libri, alcuni composti di capitoli, altri da sezioni, articoli e commi, bevo rum, mi batto per il sacrosanto diritto di chiamarli euri e non euro, ascolto Call Me Maybe e guardo tante serie TV.  Nel tempo libero ne scrivo anche. Di serie TV, non di tutto il resto

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