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Spolitica (30)

aiweiwei arrestato

AI WEIWEI FERMATO E SEQUESTRATO IL 3 APRILE DALLA POLIZIA CINESE A PECHINO SENZA ALCUNA SPIEGAZIONE

Considerato l’artista cinese più famoso e influente al mondo, Ai Weiwei è anche architetto, designer, scrittore, intellettuale, blogger e attivista politico. Lo scorso 3 aprile è stato fermato e sequestrato dalla polizia cinese senza alcuna spiegazione.

Ai Weiwei è un cittadino cinese di 53 anni impastato dalla storia del suo paese e forgiato dalla storia globale più recente. Definito dai media internazionali come l’Andy Warhol della Cina”, Ai ha iniziato a scuotere la pigra armonia dell’arte e della cultura cinesi a partire dal 1993, anno del ritorno in patria dopo un volontario esilio decennale a New York.

 

RITRATTO DI AI WEIWEI

Volendo arrivare frettolosamente a una scrematura integrale del suo lavoro, la sorprendente biografia artistica di Ai comprende Fairytale, trasferta di 1001 cittadini cinesi di tutte le età e professioni a Kassel in occasione della 12° edizione di Documenta, il design del Bird Nest Stadium di Pechino in collaborazione con le archistar Herzog&DeMeuron per le Olimpiadi del 2008, la fondazione del distretto artistico più interessante della capitale cinese, nonché la realizzazione di una dettagliata indagine sul devastante terremoto del 2008 nel Sichuan. Il terremoto, le cui tragiche conseguenze sono coperte dal segreto di stato, ha provocato il crollo di scuole di vario grado e la morte di 5000 studentesse e studenti, morti sepolte dalla corruzione e dalla soppressione della libertà di espressione. Il blog personale dell’artista, seguito giornalmente da milioni di concittadini, è stata la piattaforma partecipativa e comunicativa che ha permesso la realizzazione del progetto e che, dopo aver reso noti i nomi delle 5000 vittime, è stato oscurato dal governo in maniera definitiva. Per questioni legate all’indagine, a settembre 2009, Ai Weiwei ha anche subito ritorsioni fisiche che hanno formato un ematoma celebrale operato d’urgenza a Monaco di Baviera poco prima dell’apertura di una sua mostra personale all’Haus der Kunst.

caso alinoviLa somma delle testimonianze, degli indizi e delle perizie fa convergere su un orario ben preciso: le 18.12 di domenica 12 giugno quando in casa con Francesca Alinovi c’è solo una persona, Francesco Ciancabilla.

Nei tre giorni successivi al delitto, prima del ritrovamento, tutti cercavano Francesca, tranne Ciancabilla. Dopo la scoperta del cadavere, tutti gli amici di Francesca rimasero sorpresi dall’atteggiamento di Ciancabilla, che rideva e scherzava in Piazza Verdi come se nulla fosse accaduto.

Con ogni probabilità, se l'omicidio fosse avvenuto oggi, non si sarebbe mai parlato di mistero. L’unica persona che con certezza si trovava con la Alinovi al momento del suo assassinio è Francesco Ciancabilla. Le ipotesi sono due: o lui ha visto chi ha ucciso Francesca, o è stato lui stesso ad ucciderla.

Concludiamo con le tappe del processo:

il 31 gennaio 1985 la Corte d’Assise di Bologna assolve Francesco Ciancabilla per insufficienza di prove e ne ordina l’immediata scarcerazione (piccola curiosità: Ciancabilla era detenuto nel carcere, ex convento, di San Giovanni in Monte, oggi sede del Dipartimento di Storia dell'Universita Alma Mater Studiorum).

caso alinoviE' lecito domandarsi perché il caso Alinovi susciti in me tanto interesse, a distanza di 27 anni dalla triste vicenda. L'omicidio di Francesca Alinovi all'epoca affascinò molto la stampa, ma in molti oggi ne ignorano gli aspetti salienti. Ripercorriamo perciò le tappe principali di questo caso.

Bologna, 15 giugno 1983. Una giovane critica d’arte, Francesca Alinovi, viene trovata morta nel suo appartamento, in via del Riccio al civico 7. Erano tre giorni che gli amici non avevano sue notizie. Chi è stato ad uccidere questa giovane studiosa?

La Alinovi nasce nel 1948 a Parma. Trasferitasi a Bologna per ragioni di studio, diviene ricercatrice presso la facoltà di Lettere e Filosofia, indirizzo DAMS. Seppur giovane, con i suoi 35 anni, è già un’importante critica d’arte. Qualcuno poteva trarre vantaggio dalla sua morte?

Una verità giudiziaria giunge e porta alla condanna di Francesco Ciancabilla, studente/artista del DAMS, amato dalla Alinovi, e ultima persona ad averla vista viva. Tanti indizi a suo carico, nessuna prova. La prova che lo avrebbe inchiodato è mancata per anni; ciò ha contribuito a creare il mistero intorno alla morte della donna. Ciancabilla viene arrestato il 21 giugno 1983 con l’accusa di omicidio volontario.

Confessioni. Nonostante tutto. O quasi - Nonostante le polemiche. Nonostante il nucleare. Nonostante la Chiesa. Nonostante il qualunquismo. Nonostante il fascismo. Nonostante il comunismo ( e i bambini mangiati). Nonostante Canale 5. Nonostante la Lega e il suo indiano Padano. Nonostante la Camorra. Nonostante le continue fughe di cervelli e di amici. Nonostante il digitale terrestre.Breccia di Porta Pia: ricordiamo cosa ha fatto la Chiesa per l'Italia

Nonostate Striscia la Notizia. Nonostante le Iene. Nonostante un Presidente della Repubblica che gioca a fare Ponzio Pilato. Nonostate Radio Londra. Nonostante i processi mediatici. Nonostante anziani che telefonano nelle questure per far sì che la Legge per le - presunte- Nipoti dei Dittatori non valga. Nonostante i giornalisti e non il giornalismo. Nonostante i tagli di capelli di Barbara d'Urso.
Nonostante abbia visto una tv oggi per la prima volta dopo mesi, e la prima cosa che ho udito è stata che "bisogna ricordare gli sforzi fatti dalla Chiesa per scrivere la Carta Costituente" (e non abbia udito un sonoro vaffanculo da chicchessia per ricordare che abbiamo dovuto sfondare Porta Pia per unificare l'Italia).

Amici che hanno 35 anni. Amici che ieri erano studenti. Amici che oggi si sposano. Anzi no. Amici che hanno la ragazza. E poi lei rimane incinta. O forse no. Non ne vogliono parlarare.

Amici che finalmente hanno preso casa. Sembra ieri. Cinque anni fa. Tasso variabile. Anzi no.

Col senno di poi "anzi no". Prima sembrava un buon affare. Poi la bolla. E ora la casa se l'è presa uno che ha l'amico del cuore in Libia.

Amici che festeggiano la laurea. Finalmente. Anzi no."Cosa succede?" Io chiedo.
Lei risponde "Vado dallo psicologo. Sono depressa". Anche per incartare i regali fuori dalla profumeria devi essere un pezzo di carne di 1.70 m.

1 respiro profondo. E ora riprendiamo.

 

Gianfranco Fini

In questi giorni di bocche piene (di parole) e concetti più che mai vuoti, hanno provato a propinarci un po’ di tutto. Andando per tags: governo di responsabilità nazionale, tradimento, (s)fiducia, mercimonio, fine dell’impero, moderati, e chi più ne ha più ne metta. Inutile dire che il clima calcistico (citando l’intervento di Massimo D’Alema alla Camera) di questi ultimi mesi ha inquinato ed occupato militarmente giornali, talk shows, chiacchiere da bar e pensieri. Tanto che molti hanno finito per convincersi che il 14 dicembre potesse davvero essere uno spartiacque. Un nuovo 25 aprile (a sinistra), o l’inizio di una nuova era berlusconiana (a destra). I più agguerriti scrivevano sulle bacheche di Facebook che il “cancro berlusconiano” stava per essere estirpato (scimmiottando l’aplomb britannico di Antonio Di Pietro), mentre la tifoseria opposta era pronta a maciullare Fini e le sue truppe, con un linguaggio che dagli stadi e dai reparti di oncologia veniva sparato dritto nelle caserme e nelle trincee, tra le granate (Fabio Granata?), i Lupi ed i Castelli medievali. La rincorsa alla volgarità ha contagiato da tempo anche le istituzioni. Se alcuni galantuomini dell’Italia dei Valori sbraitano cose grottesche per poi dare l’appoggio al governo, non stanno messi meglio dall’altra parte, dove un certo Fabrizio Cicchitto, socialista della prima ora ed ora guardia svizzera di Arcore sibila parole velenose contro la magistratura e contro l’università italiana, rea di aver fatto laureare proprio uno come Di Pietro. Il che, si conclude l’assioma di Cicchitto, a riprova del fatto che l’istruzione italiana non funzionerebbe come dovrebbe.

Insomma, un casino. Nel senso più letterale possibile. Ora che la prima parte della tempesta pare essere passata (ma occhio, il meteo prevede nuove perturbazioni), vale la pena provare a fare un paio di ragionamenti. Partendo dai numeri. Perché sarà vero che in politica le variabili indipendenti sono tante, per non parlare del costume, dei riflessi sociali e delle sclerosi comunicative. Ma le cifre, i numeri bruti, hanno un peso mica da ridere.

Cosa ve ne sembra di questa foto?

No agli Immigrati: la campagna shock in Svizzera, parte1

 

Da donna, ho pensato subito che queste ragazze bellissime hanno un sedere fantastico.

Sono belle, slanciate, longilinee. Insomma, ho pensato a una pubblicità per soggiorni termali, creme anticellulite, prodotti bio, vacanze al lago. Mai avrei pensato che si trattasse di una pubblicità volta a combattere l'immigrazione.

Stupore e disappunto ai massimi livelli nel vedere la seconda parte di questo spot "prima-dopo", che si chiude con questa immagine.

Bersani e Fini

Se è vero che sparare sulla Croce Rossa non è mai un gesto ammirevole, è pur vero che se l’ambulanza si mette in posa allora le cose cambiano, e parecchio. Perchè Saviano sarà pure Saviano, e Fazio un tenero radical – chic virato “alfiere del grande schermo”. Ma è l’intelaiatura di “Vieni via con me” a non convincere nel suo complesso. Siccome c’è chi mi accusa di essere prevenuto, ho deciso di prendere di petto la faccenda, assistendo a sprazzi alla prima puntata, mentre ieri sera ho sentito il bisogno di fermarmi dopo le declamazioni di Bersani e Fini.

Credo che esistano due possibili livelli di analisi, da tenere rigorosamente distinti: quello ideologico-ideale-politico, e quello televisivo (e quindi, latu sensu, comunicativo). Mescolare le due cose, a mio avviso, rischia di provocare inciampi ed interpretazioni un po’ sganciate dalla complessa realtà dei fenomeni che stanno investendo questo povero Paese.

Un esempio di analisi politically correct, ma potenzialmente sbagliata dal punto di vista comunicativo, è quella di Ezio Mauro, direttore di Repubblica, che si è soffermato sull’equazione record di audience = italiani che si svegliano, rinfacciando alla sinistra un certo cinismo autodistruttivo (non ricordo le parole esatte, ma il senso era questo). Temo che l’argomento sia scivoloso. Nove milioni di spettatori sono “tanta robba” (per usare lo slang giovanile). Però attenzione: la presenza di Bersani e Fini era annunciata da giorni, così come le automatiche polemiche roventi. Ed una nota legge dello share recita: più si parla di un programma, più questo ha successo. Il che traduce il vecchio e popolare motto di Oscar Wilde: “Nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli”. E su questo forse ha ragione la stampa di centro-destra, fermo restando che le loro osservazioni sensate si limitino a questa (i trombettieri, in fondo, restano sempre tali).

 

Nero

 

I=intervistatore    X=Intervistato

 

I=Come ti chiami?

X=Non me lo ricordo...è stato tutto troppo veloce. Credo.

I=Ricordi cosa è successo?

X= Ricordo tante cose. Il fumo, le urla, la rabbia, la pace. E poi il rosso. E poi il blu scuro.

 

I=Cosa ti ha fatto più male?

X= Il mio corpo: mediatizzato. Stuprato. Senza nemmeno un lenzuolo lì per coprirmi..sulla testa... Mi hanno visto tutti mentre morivo.

I=Ma cosa è successo? Davvero non lo ricordi?

fazio saviano


E’ andata come non doveva andare. Per citare Bruno Pizzul dopo uno storico Italia – Francia: “E’ finita come peggio non poteva”. Stavolta nel tritacarne c’è finito Roberto Saviano. Insieme a Fabio Fazio. Inutile nascondersi: se la sono cercata. E non parlo della censura. Che è da esecrare, sempre e comunque. Parlo di qualcosa di più profondo, che investe in generale la figura di Roberto Saviano. (Auto)Degradatosi da simbolo di resistenza attiva ad ingranaggio di sistema. Così non va.

Evito lungaggini su Fabio Fazio. Sul personaggio esiste una sconfinata letteratura satirica. A mo’ di esempio, andate a ripescarvi il brillante ritratto satirico (ma non troppo) confezionato da Andrea Scanzi de “La Stampa” per “MicroMega”. Lì c’è tutto il personaggio, dalle sue idiosincrasie da perfetto altoparlante del veltronismo alle presunte spintarelle del Psi che lo avrebbero aiutato a fare carriera.

Il problema, quello vero, è Roberto Saviano. Fagocitato, digerito ed amalgamato dal sistema Rai. E da una cultura mediatica che in Italia riesce a creare martiri, vittime e star confondendo ogni volta queste figure e i loro ruoli all’interno del corpo sociale.

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