Diventa Fan di Roar Magazine su Facebook Segui i tweet di Roar Magazine Segui Roar Magazine su Tumblr Segui Roar Magazine su Pinterest Segui Roar Magazine su LinkedIn Segui i tips di Roar Magazine su Foursquare Guarda i video di Roar Magazine su YouTube Iscriviti gratis ai feed di Roar Magazine

Spolitica - Roar Magazine
Spolitica

Spolitica (30)

Gianfranco Fini

In questi giorni di bocche piene (di parole) e concetti più che mai vuoti, hanno provato a propinarci un po’ di tutto. Andando per tags: governo di responsabilità nazionale, tradimento, (s)fiducia, mercimonio, fine dell’impero, moderati, e chi più ne ha più ne metta. Inutile dire che il clima calcistico (citando l’intervento di Massimo D’Alema alla Camera) di questi ultimi mesi ha inquinato ed occupato militarmente giornali, talk shows, chiacchiere da bar e pensieri. Tanto che molti hanno finito per convincersi che il 14 dicembre potesse davvero essere uno spartiacque. Un nuovo 25 aprile (a sinistra), o l’inizio di una nuova era berlusconiana (a destra). I più agguerriti scrivevano sulle bacheche di Facebook che il “cancro berlusconiano” stava per essere estirpato (scimmiottando l’aplomb britannico di Antonio Di Pietro), mentre la tifoseria opposta era pronta a maciullare Fini e le sue truppe, con un linguaggio che dagli stadi e dai reparti di oncologia veniva sparato dritto nelle caserme e nelle trincee, tra le granate (Fabio Granata?), i Lupi ed i Castelli medievali. La rincorsa alla volgarità ha contagiato da tempo anche le istituzioni. Se alcuni galantuomini dell’Italia dei Valori sbraitano cose grottesche per poi dare l’appoggio al governo, non stanno messi meglio dall’altra parte, dove un certo Fabrizio Cicchitto, socialista della prima ora ed ora guardia svizzera di Arcore sibila parole velenose contro la magistratura e contro l’università italiana, rea di aver fatto laureare proprio uno come Di Pietro. Il che, si conclude l’assioma di Cicchitto, a riprova del fatto che l’istruzione italiana non funzionerebbe come dovrebbe.

Insomma, un casino. Nel senso più letterale possibile. Ora che la prima parte della tempesta pare essere passata (ma occhio, il meteo prevede nuove perturbazioni), vale la pena provare a fare un paio di ragionamenti. Partendo dai numeri. Perché sarà vero che in politica le variabili indipendenti sono tante, per non parlare del costume, dei riflessi sociali e delle sclerosi comunicative. Ma le cifre, i numeri bruti, hanno un peso mica da ridere.

Cosa ve ne sembra di questa foto?

No agli Immigrati: la campagna shock in Svizzera, parte1

 

Da donna, ho pensato subito che queste ragazze bellissime hanno un sedere fantastico.

Sono belle, slanciate, longilinee. Insomma, ho pensato a una pubblicità per soggiorni termali, creme anticellulite, prodotti bio, vacanze al lago. Mai avrei pensato che si trattasse di una pubblicità volta a combattere l'immigrazione.

Stupore e disappunto ai massimi livelli nel vedere la seconda parte di questo spot "prima-dopo", che si chiude con questa immagine.

Bersani e Fini

Se è vero che sparare sulla Croce Rossa non è mai un gesto ammirevole, è pur vero che se l’ambulanza si mette in posa allora le cose cambiano, e parecchio. Perchè Saviano sarà pure Saviano, e Fazio un tenero radical – chic virato “alfiere del grande schermo”. Ma è l’intelaiatura di “Vieni via con me” a non convincere nel suo complesso. Siccome c’è chi mi accusa di essere prevenuto, ho deciso di prendere di petto la faccenda, assistendo a sprazzi alla prima puntata, mentre ieri sera ho sentito il bisogno di fermarmi dopo le declamazioni di Bersani e Fini.

Credo che esistano due possibili livelli di analisi, da tenere rigorosamente distinti: quello ideologico-ideale-politico, e quello televisivo (e quindi, latu sensu, comunicativo). Mescolare le due cose, a mio avviso, rischia di provocare inciampi ed interpretazioni un po’ sganciate dalla complessa realtà dei fenomeni che stanno investendo questo povero Paese.

Un esempio di analisi politically correct, ma potenzialmente sbagliata dal punto di vista comunicativo, è quella di Ezio Mauro, direttore di Repubblica, che si è soffermato sull’equazione record di audience = italiani che si svegliano, rinfacciando alla sinistra un certo cinismo autodistruttivo (non ricordo le parole esatte, ma il senso era questo). Temo che l’argomento sia scivoloso. Nove milioni di spettatori sono “tanta robba” (per usare lo slang giovanile). Però attenzione: la presenza di Bersani e Fini era annunciata da giorni, così come le automatiche polemiche roventi. Ed una nota legge dello share recita: più si parla di un programma, più questo ha successo. Il che traduce il vecchio e popolare motto di Oscar Wilde: “Nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli”. E su questo forse ha ragione la stampa di centro-destra, fermo restando che le loro osservazioni sensate si limitino a questa (i trombettieri, in fondo, restano sempre tali).

 

Nero

 

I=intervistatore    X=Intervistato

 

I=Come ti chiami?

X=Non me lo ricordo...è stato tutto troppo veloce. Credo.

I=Ricordi cosa è successo?

X= Ricordo tante cose. Il fumo, le urla, la rabbia, la pace. E poi il rosso. E poi il blu scuro.

 

I=Cosa ti ha fatto più male?

X= Il mio corpo: mediatizzato. Stuprato. Senza nemmeno un lenzuolo lì per coprirmi..sulla testa... Mi hanno visto tutti mentre morivo.

I=Ma cosa è successo? Davvero non lo ricordi?

fazio saviano


E’ andata come non doveva andare. Per citare Bruno Pizzul dopo uno storico Italia – Francia: “E’ finita come peggio non poteva”. Stavolta nel tritacarne c’è finito Roberto Saviano. Insieme a Fabio Fazio. Inutile nascondersi: se la sono cercata. E non parlo della censura. Che è da esecrare, sempre e comunque. Parlo di qualcosa di più profondo, che investe in generale la figura di Roberto Saviano. (Auto)Degradatosi da simbolo di resistenza attiva ad ingranaggio di sistema. Così non va.

Evito lungaggini su Fabio Fazio. Sul personaggio esiste una sconfinata letteratura satirica. A mo’ di esempio, andate a ripescarvi il brillante ritratto satirico (ma non troppo) confezionato da Andrea Scanzi de “La Stampa” per “MicroMega”. Lì c’è tutto il personaggio, dalle sue idiosincrasie da perfetto altoparlante del veltronismo alle presunte spintarelle del Psi che lo avrebbero aiutato a fare carriera.

Il problema, quello vero, è Roberto Saviano. Fagocitato, digerito ed amalgamato dal sistema Rai. E da una cultura mediatica che in Italia riesce a creare martiri, vittime e star confondendo ogni volta queste figure e i loro ruoli all’interno del corpo sociale.

Da comunicatrice, che poi non so se è un vero mestiere, ammetto la potenza del mezzo televisivo; non tanto convincere, ma mettere sul piatto quello che esiste. Se qualcosa non viene rappresentato, significa che non esiste. Capisco quindi la grande importanza che hanno i pochi canali di sfogo rimasti nel panorama italiano: Santoro, La 7, a volte Fazio e così via.

manifestazione

Capisco anche che ci sia una sorta di affezione nei confronti dei volti ancora "liberi", che porta conseguentemente a difenderli nel momento in cui sono minacciati; insomma come si difenderebbe l'ultimo baluardo di una civiltà ormai decaduta.

Gruppi di sostegno quindi per far sì che Santoro vada in onda, per far sì che Saviano a Fazio riescano a portare su Rai Tre il racconto di un' Italia che sta male.

Capisco e adirerei anche, se in Italia non ci fosse altro a cui pensare.

Il fatto che si dedichi tempo per ricordare agli italiani che è giusto che tutti vadano in tv, che si difenda strenuamente Santoro dalle ire di Masi, è apprezzabile; apriamo quindi 1000 gruppi su FB per dire che protestiamo contro una sanzione ingiusta, perchè lo è, ma non apriamone, non sia mai, perché si sta in stage per anni prima di trovare un lavoro.

Eva offrì ad Adamo la mela che aveva colto dall'albero della conoscenza. Personalmente la immagino come una bel frutto rosso, lucente: perfetto nella rifrazione delle sue mille imperfettività. Ecco come immagino il frutto proibito della conoscenza.

 

E così che io immagino lo stesso frutto proibito pendere sulle nostre teste ogni volta che qualcuno tace per "il nostro bene, per farci rimanere nel Paradiso Terrestre". Perché non poter cogliere quel frutto? Chi ha il diritto di scegliere il meglio per noi. E come lo fa?

Adamo ed Eva e il peccato della conoscenza

Pillola rossa o pillola blu?

Far finta che per noi giovani ci sia un futuro o pubblicare in massa che non avremo una pensione?

Oggi i media hanno scelto per noi la pillola rossa. Senza nemmeno chiedercelo. Assordandoci con culi sodi e abbronzati, efferate aggressioni e dossier pilotati. Oggi abbiamo ingoiato l'ennesima pillola rossa. Al cianuro.

I dati Inps sono shockanti. Meglio tacere. Meglio non raccontare a precari, co.co.pro, giovani dalle grandi speranze, sognatori o semplici e giovani padri di famiglia che per loro non c'è futuro. Meglio tenerli nel "Paradiso Terrestre".

 

Era da qualche settimana che contemplavo l’eventualità di scrivere l’articolo in questione, ma ho indugiato forse per pigrizia o per timore di scarso appeal da parte di chi lo avrebbe letto. Poi è accaduto qualcosa. Mi sono imbattuto in un articolo del Fatto Quotidiano del 15 settembre 2010, intitolato Hanno ucciso mio figlio, di Claudio Zarcone. Il pezzo è scritto di proprio pugno dal padre di Norman Zarcone e riporta il dramma di un ragazzo ventisettenne suicidatosi a Palermo.

Un giovane laureato con 110 e lode in Filosofia della conoscenza e della comunicazione, in procinto di concludere il suo dottorato di ricerca senza ricevere alcuna borsa di studio. Norman ha cercato di andare avanti, di trovare un impiego tramite i suoi docenti, di promuovere la propria carriera sostenuta da un corpus di conoscenze culminate con il riconoscimento della lode. Non trovando possibilità nell’ambito accademico, ha tentato nell’attualità del mondo del lavoro. Risultato: porte in faccia. Il padre stesso ha tentato di aiutarlo facendo leva sui propri contatti, sfruttando i trascorsi come addetto stampa di esponenti di Alleanza nazionale. Anche in questo caso un nulla di fatto. Norman confida ai suoi amici di sentirsi un f allito, mentre la fragilità incalza. L’epilogo è il gesto simbolico (come lo definì lui stesso), rappresentato dal suicidio. Questa non è la sede per commentare eventuali debolezze di un giovane, o di una mente emotiva che non h a retto l’urto dell’indifferenza e della discriminazione di generazione. Qui si vuole rendere utile il “gesto simbolico”, perché non sia vano, perché non cada nel caos che ogni individuo affronta nella propria quotidianità. rapporto disoccupazione giovanile

La struttura socioculturale in che condividono milioni di ragazzi con Norman si basa sul vendersi. Vendere la propria immagine, vendere le proprie capacità, rendersi appetibili nel mondo del lavoro. La dignità però non è un bene d’uso. E’ un bene di base che non ha valore, in quantificabile perché è proprio di ogni singola persona. Una società che richiede la svendita di un valore incalcolabile è una società marcia, torbida nei suoi principi, macchiata da ideali inaccettabili.

Piedi Fini

Settembre 10 DISQUS_COMMENTS

Quanto sarebbe bello se il calcio fosse solo uno sport. Dove l’interesse fosse finalizzato solo all’agonismo, al gesto tecnico, all’atletismo. Sarebbe la naturale dimensione di una pratica sportiva. Purtroppo la realtà dei fatti è un’altra. Il calcio non è uno sport, ma un gioco. Uno sport implica regole morali rigide, che attraverso la pratica atletica migliorino anche l’animo umano. Mente sana in corpo sano. Il calcio al contrario è un gioco, dove il fine è vincere a qualsiasi costo. Niente moralismi, regole da infrangere in nome della vittoria. La sintesi del lato peggiore della razza umana. Ma c’è di più! Il Calcio è anche politica. Dovrebbero essere due universi talmente incompatibili che solo un maniaco visionario potrebbe immaginare. In Italia, al contrario, è realtà. Il che potrebbe significare che siamo tutti da internare.

I piedi fini di Gianfranco Fini

Con questa premessa si vuole evidenziare il vero crack del calciomercato, il benefattore che ha permesso ad una squadra come il Milan di acquistare due stelle di indiscussa luminos ità. Si è detto e scritto che il vero campione che il Milan ha acquistato sia Berlusconi. Direi che invece che l’acquisto migliore della squadra rossonera sia il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Se il mediano dai piedi buoni, Fini per l’appunto, non avesse iniziato a lavorare ai fianchi del Presidente del Consiglio; se non avesse marcato stretto ogni proposta della legislatura; se non fosse entrato in tackle sul suo allenatore – presidente Berlusconi, non ci sarebbe stata la crisi nella maggioranza; non si ventilerebbero elezioni anticipate ed imminenti; non si sarebbe iniziato a propagandare e, in ultima istanza, non si sarebbero spesi soldi per il mercato del Milan, così come si era espresso a fine campionato.

Si noti la coincidenza. A giugno si esortava a non investire, a cessare le spese pazze, a proclamare che i meccanismi economici ed i prezzi nel mondo del calcio dovessero ridimensionarsi. Poi capita qualcosa. Tra fine luglio e inizio agosto Fini viene allontanato dal Pdl. Nelle settimane successive, di pari passo con l’aggravarsi della crisi politica, aumentano esponenzialmente le possibilità d’ingaggio di Ibrahimovic. La crisi viene certificata con la Lega come promulgatore, inneggiante elezioni anticipate, e cosa accade? Ibra al Milan! Berlusconi è tornato a fare grande il Milan! Il presidente più titolato del mondo compra la stella!

 

La Redazione di ROAR stasera ha il piacere di intervistare niente di meno che ... il Capo di Stato di CerchioBotLandia, il Presidente Giovanni Napolano

In questa intervista R= ROAR  GN= Giovanni Napolano

 

R: Buonasera Dott. Napolano, come va?Ponzio Pilato se ne lava le maniXXXX

GN: Nè bene nè male,io sono super-partes.

R: Si certo, Le ho chiesto solo come va..è un convenevole

GN: E io convenevolmente sono super-partes

R: Va bene ... dunque, veniamo a noi. So che c'è grande subbuglio a CerchioBotLandia per gli scandali che hanno coinvolto la maggioranza di governo ultimamente..

GN: Quali scandali? Da noi c'è solo dialogo.

R: Beh veramente la stampa estera..

 

Pagina 3 di 3

LE NOVITA'

serie tv 2013 2014
cappellosenzatesta-loris-dogana%20original 

Calendario

« April 2014 »
Mon Tue Wed Thu Fri Sat Sun
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30        

Cerca per autore

Seguici su G+

 

 

Join us on Facebook

 
Default Theme
Layout Direction
Body
Background Color [r]
Text color [r]
Top
Top Background Image
Background Color [r]
Text color [r]
Bottom
Bottom Background Image
Background Color [r]
Text color [r]