7 domande a Luana Vergari Featured

Venerdì, 03 Aprile 2015 07:00

Luana-Vergari

 

L'estate che uccisi mio nonno, esordio narrativo di Luana Vergari, è un romanzo tutto raccontato con gli occhi e soprattutto con il linguaggio del protagonista, che nonostante i suoi sei anni, sembra aver vissuto e viaggiato a lungo. Anche perché è un supereroe con i superpoteri.

 

 

 


LUANA VERGARI - L'INTERVISTA

Luana, oltre ad aver scritto diversi libri per l'infanzia, hai pubblicato per importanti case editrici di fumetti come Tunuè, Black Velvet, Beccogiallo. Ora anche Nicola Pesce Editore, ma questa volta non un graphic novel, ma il tuo primo romanzo narrativo. A chi e a cosa si deve questa scelta? E come mai con la NPE?

Avevo semplicemente voglia di scrivere un romanzo. Quando l'ho terminato l'ho proposto un po' in giro e NPE voleva inaugurare una nuova collana di romanzi (non a fumetti) e dunque ci siamo "incontrati".

 

Addentriamoci nel libro. Lo ammetto fin da subito. Non è stato facile leggerlo, perché per leggere un libro scritto con un linguaggio di un bambino di sei anni, ti devi svestire del tuo abito di adulto e ti accorgi che è non è affatto scontato ma richiede un bel sacrificio. A chi è rivolto il tuo libro?
A un pubblico adulto, credo. Qualcuno mi ha scritto dicendomi che lo aveva proposto anche a suo figlio e a sua figlia, sembra che l'esperimento abbia funzionato. In ogni caso il mio lettore "ideale" resta un adulto.

 

Cosa è cambiato tra noi e i bambini di oggi? Hai fatto delle scelte e delle riflessioni pensando a come eri tu bambina in confronto al protagonista del tuo libro?
Penso che il protagonista del libro mi somigli almeno in parte, non vedo come potrebbe essere diversamente... credo che per quanto fantasiosa, scollata dall'autobiografia una storia possa essere, racconta sempre una parte di noi stessi...


Parere personale, ma io ad un personaggio senza nome (se non è un personaggio oscuro, ambiguo o kafkiano) mi affeziono meno. Come mai il bambino non ha un nome?
Sei la prima persona che lo nota o comunque che me lo chiede. Il libro è raccontanto dal bambino, tutto è narrato dal suo punto di vista... non ha avuto semplicemente l'occasione di presentarsi... quando penso me stessa, mi trovo più spesso a riflettere sulla mia età, su quello che accade, su dove sono... quasi mai sul mio nome. La stessa cosa accade al bambino... Forse potrebbe essere un limite, non so... non sono sicura che serva veramente un nome per affezionarsi... forse non ti affezioni al bambino perché semplicemente non ti piace... non è un "bambino facile", immagino sarebbe lo stesso se avesse un nome...

 

Nel libro si parla di supereroi, di anime giapponesi. Quali sono le tue influenze?
Leggo più o meno di tutto. La mia più grande ispirazione per L'estate che uccisi mio nonno è stata un romanzo bellissimo : "Quando avevo cinque anni mi sono ucciso" di Howard Buten. In Italia non è molto conosciuto ma ho scoperto qualche giorno fa, parlando con un amico, che in Francia ha venduto milioni di copie. Questo libro credo che abbia per sempre cambiato il mio modo di guardare all'infanzia e alla letteratura.


Vivi a Parigi ormai da anni. Restando in tema di bambini, passami la metafora, cosa ti sei portata nel tuo zainetto dall'Italia e cosa invece metti ogni giorno di parigino?
Il sole, la creatività, la facilità nei contatti umani e nel sorridere.
La correttezza intellettuale, il rispetto per il lavoro degli altri, l'amore per i libri e la cultura, le bellissime biblioteche.

 

Cosa vuoi fare da grande?
Scrivere un secondo romanzo, lavorare a un progetto di documentario ma soprattutto, vorrei dedicarmi alla letteratura di viaggio è il mio sogno da decenni... anzi ne approfitto, cerco un editore in grado di realizzarlo!

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Last modified on Domenica, 11 Ottobre 2015 01:43
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Antonio Napolitano

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