More Letters Records & Barbados "Musica su cassetta come memento" Featured

Mercoledì, 01 Luglio 2015 08:23

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Un’intervista di 9 domande spartite tra la band pugliese Barbados e l’etichetta musicale More Letters Records, che ha pubblicato in musicassetta il loro disco d’esordio: Runaway Stories.

Quando un’idea brillante si fa strada nella mente, descrivendo un percorso tortuoso che ingarbuglia i pensieri. O i fili delle cuffie. Una melodia che si trascina come l’inchiostro sul foglio bianco, in una lettera da imbucare per riempire il vuoto nel tuo cuore: More Letters Records. Un’etichetta musicale do it yourself nata un libro a sei mani scritto da Federico Pirozzi, Massimo Reali e Cataldo Bevilacqua - ques'ultimo frontman della prima band dell'etichetta - per raccontare, capitolo dopo capitolo, le storie di una vita. Da leggere sfogliando le pagine nella loro leggerezza, scorrere attraverso il nastro di una musicassetta.

 

Come l’avventura dei Barbados, band pugliese fondata dal cantante e chitarrista Cataldo Bevilacqua, alla prima uscita con Runaway Stories; un EP di cinque tracce come le orme lungo il sentiero, esplorare il tema dell’allontanamento. Una fuga d’amore, da se stessi o semplicemente dal mondo esterno. Quando ti metti le cuffie alle orecchie, dimenticando ciò che ti sta attorno. Ed è come infilarsi sotto le coperte. Perché la musica ti protegge.

 

1. Quando non basta scrivere una lettera per mandare un messaggio, una canzone può veicolarlo. Come e a quale scopo è nata More Letters Records?

More Letters: L’etichetta è nata in maniera davvero naturale, se così si può dire. Siamo sempre stati coinvolti nella musica indipendente, come ascoltatori e soprattutto con l’attività in radio. A un certo punto delle nostre vite adulte, con molta più lucidità rispetto al periodo di sbornie da sottocultura che avevamo vissuto a vent’anni, abbiamo deciso di mettere su una label come More Letters. Fin da subito avevamo bene in mente cosa volevamo: un supporto affascinante ed economico come la cassetta, delle band nuove e non avvezze a quello che l’appartenenza a una “scena” porta di non genuino con sé e infine una riqualificazione del nostro tempo libero, attraverso una cosa creata da noi e che desse, con tutta la calma del mondo, i suoi frutti. Abbiamo appena cominciato e ci stiamo già divertendo tanto.

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2. E al di là di com’è nata, in che modo rimane in piedi? Può un’etichetta così nostalgica sopravvivere al presente, anche in termini economici?

More Letters: I margini di guadagno sulla vendita delle cassette sono bassi, anche perché ci interessa che il prezzo finale sia alla portata di tutti. Del resto, neppure gli altri formati, il vinile o il digitale come Spotify, sono miniere d’oro del Klondike. Non credo siamo particolarmente interessati alla nostalgia, a noi principalmente piace essere trasparenti sia con le band che pubblichiamo e con chi le cassette le acquista. Cercando ovviamente di non perdere tutte le opportunità extra e più moderne che il mercato musicale può offrire. 

 

3. Come per riavvolgere il nastro di una musicassetta, tornando sui propri passi: perché rievocare il passato?

More Letters: Quello della cassetta è un formato che oggi potrebbe sembrare un ritorno al passato in bianco e nero o la moda retro-maniaca del momento. Siamo tutti e tre nati negli ’80 e i primi ricordi dell’ascolto musicale sono legati alle cassette che i nostri genitori tenevano in macchina, delle quali si srotolava il nastro per gioco e lo si riavvolgeva per punizione. 

Noi vogliamo che pubblicare cassette con More Letters sia specie di memento, un'esortazione a fare le cose in una maniera che negli anni, - vuoi l’età adulta, vuoi l’eccessiva digitalizzazione - ci sembrava stessimo dimenticando. Ci interessa concederci del tempo per fare qualcosa che reputiamo importante, senza fretta né ansie di sorta, qualcosa di ponderato ma allo stesso tempo che viene diretto senza filtri dal cuore. Quest’ultimo tra l’altro crediamo sia un proposito universale, applicabile a ogni passione in ogni tempo.

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4. La prima uscita dell’etichetta è Runaway Stories dei Barbados, un EP di cinque tracce che ripercorrono il filone dell’allontanamento. Voi, invece, come vi siete avvicinati?

Barbados: Con i ragazzi di More Letters siamo amici da sempre, dai tempi dell’università, quando tutti e tre - nonostante le diverse facoltà - bazzicavamo l’ambiente strepitoso di Facoltà Di Frequenza, la radio dell’Università di Siena. Fin da quei giorni abbiamo sempre parlato di mettere su una label insieme, senza mai deciderci veramente. Poi dopo anni di peregrinazioni per l’Italia io son tornato giù, al sud, e insieme ad altri amici ho messo su una band: quello che abbiamo fatto ha convinto i ragazzi (Massi e Fede), e niente, adesso siam qui a parlare di More Letters, Barbados, musica e cassettine.

More Letters: L’etichetta è nata concretamente da un’idea di Massi. Quando Cat ci ha fatto sentire i suoi primi demo ci siamo guardati su Skype negli occhi e abbiamo capito che era il momento di impegnarsi per far uscire fisicamente quelle canzoni. È stato un passo naturale e molto breve perché tutti e tre, anche se lontani mille miglia, siamo sempre stati uniti nel quotidiano grazie alla passione per la musica. In ogni caso, a noi piace dire che i Barbados sono la band senza la quale tutto questo non, punto. 

 

5. Un suono riemerge dalle acque della Puglia dopo un tuffo in mare, provocando un’onda travolgente: la musica. Come sono nati i Barbados con Runaway Stories?

Barbados: I Barbados sono nati al mio ritorno in Puglia dopo anni di assenza dovuti a studio e lavoro. Avevo questi pezzi di cui finalmente ero convinto, li ho fatti sentire ai ragazzi e son subito piaciuti. La formazione per come la vedi adesso è però passata da un trio iniziale (io, Silvio alla chitarra e Aldo al basso), a una prima formazione con batteria insieme a Stefano Resta, fino ad approdare a Dino che è stabilmente con noi e non vuole più schiodarsi da quel seggiolino.

Il concept è nato dopo: abbiamo scelto le canzoni e abbiamo visto che erano legate tutte da un filo rosso, quello della fuga: et voilà Runaway Stories.

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6. Una melodia si trascina come i piedi per terra, alzando una nuvola di polvere che annebbia la vista. Perché fuggire è la via migliore per dimenticare. Quale canzone descrive meglio il tema del disco?

Barbados: Non c’è una canzone che lo descriva meglio, sono tutti tasselli di uno stesso puzzle, è il quadro d’insieme che forma il concept. La fuga non è solo una risposta a un passato scomodo (Can’t Tell) ma è anche una reazione a una società in cui non ci si trova a proprio agio (Down The River; Chuncky Smile), oppure è un allontanamento da se stessi e da scelte forse sbagliate (Sorry Again); o ancora è semplicemente il risultato di un tradimento inaspettato, quello di un amico che ti volta improvvisamente le spalle (Have You Ever). La fuga è una delle reazioni più umane che esistano, è quando sai di non riuscire a trovare nessun’altra risposta a quello che hai incontro, forse è una manifestazione d’impotenza, di fragilità. Tutte le storie, tutte le narrazioni presentano una fuga, ecco perché il tema mi affascina così tanto.

 

7. Le note musicali marciano sul pentagramma, un piede davanti all’altro, annunciando l’incedere di una canzone. Come descrivereste l’esperienza in tour?

Barbados: Tour veri e propri non ne abbiamo ancora affrontati, ma suonare live è sicuramente la cosa che ci piace di più. Prima di far parte di una band siamo amici e questo lo puoi notare dal nostro atteggiamento live: condividiamo tutto, tutte le scelte affrontate e stiamo bene insieme, ci compensiamo. Ora detta così sembra che stia parlando di un complicato foursome, ma l’affiatamento è il primo motivo per cui abbiamo deciso di fare musica insieme.

 

8. C’è un disco che, oltre al tragitto in furgone, vi accompagnerà per tutto il corso della vita?

Barbados: Siamo onnivori e ascoltiamo di tutto, non abbiamo un disco di riferimento perché tutti veniamo da esperienze musicali e di ascolto molto differenti tra di loro. Io ti posso citare gli Okkervil River, Aldo i CCCP con Maroccolo, Silvio John Lennon, Dino Scott Matthews. Insomma, per ora il disco che ci accompagnerà è sicuramente il nostro: Runaway Stories. Tra l’altro perfetto per l’ascolto in furgone.

 


9. La custodia rigida di un disco richiudersi emettendo uno scatto, simile ad un colpo al cuore: la scatola in cui racchiudiamo le nostre emozioni. Cosa amate di più dell’autoproduzione?

Barbados: Amiamo il controllo che hai sulla tua arte, questa libertà è tutto. Sei fuori dalle mode, fuori dal marketing, fuori dal mercato, o meglio, dalla dittatura dello stare sul mercato. Facciamo musica in primis perché la vogliamo fare senza secondi fini, poi è chiaro, non saremmo onesti se dicessimo che piacere a un pubblico non faccia parte del gioco: è una componente molto importante, anzi. L’empatia che senti col pubblico quando suoni è una delle cose che ti motiva di più ad andare avanti. Ma al di là di questo credo che produrremmo musica in ogni caso, è proprio un istinto, non puoi farne a meno.

More Letters: Da appassionati di un certo tipo di musica, quella dell’autoproduzione l’abbiamo conosciuta come una cultura vera e propria. Ovvio, c’è chi l’ha fatto prima e meglio, di esempi nella storia dell’underground ce ne sono tanti. L’autoproduzione per noi è l’unica realtà possibile e comprende due azioni: do it yourself e collaborazione. Alimentare e diffondere nel nostro piccolo questa cultura con le nostre idee, far uscire un’ottima band dal proprio scantinato, dare un futuro a un oggetto come la cassetta, sono tra gli aspetti che ci fanno vivere tutta la faccenda come un giro in ottovolante che vorremmo non finisse mai.

Qui il profilo Bandcamp dell'etichetta

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Last modified on Domenica, 11 Ottobre 2015 01:28
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Anna K Là

Mi chiamo Anna, ho diciotto anni, vivo e studio a Verona e, quando la scuola non mi tiene occupata, impugno carta e penna e scrivo.


Con le cuffiette nelle orecchie, lascio che la penna scorra sul foglio seguendo il flusso dei miei pensieri ed inseguendo un solo obiettivo: tradurre in parole le inspiegabili emozioni che si provano ascoltando la musica. Non scrivo recensioni, descrivo sensazioni.

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