13 Reasons Why: le regole del teen drama riscritte da Selena Gomez Featured

Martedì, 11 Aprile 2017 08:51
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Che siate o meno appassionati di teen drama, 13 reasons why è lo show che dovete guardare.


Dimenticavi i vari Skins o Skam che pure hanno contribuito a ridefinire le regole dei teen drama e a raccontare in maniera diversa quella terra di mezzo che è l’adolescenza.

13 reasons why è il racconto più attuale che potrete trovare in circolo: vero, a tratti crudo e fatto di tutti quegli alti e bassi insensati a occhio esterno di cui si compone l’adolescenza.


13 reasons why – 13 ragioni per cui un adolescente può suicidarsi


Tratto dall’omonimo romanzo del 2007 di Jay Asher (pubblicato in Italia da Mondadori), 13 reasons why racconta in 7 audiocassette le 13 ragioni per cui l’adolescente Hannah Baker (Katherine Langford) ha deciso di togliersi la vita... direttamente dalla sua voce.

Qualche tempo dopo la sua morte infatti il suo compagno di scuola Clay Jensen (Dylan Minnette) trova davanti alla porta di casa un pacco senza mittente contenente le 7 audiocassette da cui partirà la storia.

Sull’intreccio in senso stretto non ci dilungheremo oltre, anche perché non è davvero il cuore della questione.

Ma va fatta una considerazione necessaria: il binge watching non è per ogni prodotto messo a disposizione, ed è bello scoprirlo con una serie come questa.

Seppure la parte mistery tenda verso quel tipo di meccanismo, alla seconda o terza puntata di fila c’è bisogno di tirare un respiro, schiacciare pausa e provare a digerire quel che abbiamo visto.

Perché a essere diverse, in 13 reasons why, sono le coordinate narrative.
È un po’ come in quel meraviglioso esordio letterario che fu il Dio di illusioni di Donna Tartt che mise da parte tutte le certezze che potevamo avere sul mondo del thriller: chi ha ucciso chi o chi è la vittima non sono più le domande giuste da porsi.

Quindi via i vari Big Little Lies, The Affair o Twin Peaks (e di conseguenza anche The killing), la suspence non nasce più da quel tipo di intreccio lineare ma si crea per accumulo provando a cercare di capire le motivazioni per cui la vittima ha deciso di porre fine alla propria vita.


“Ti racconterò la storia della mia vita. In particolare, come mai è finita. E se stai ascoltando questo nastro, sei uno dei motivi.”

 

13-reason-why-Hannah

In testa e nelle orecchie si pianta dunque la voce di un’adolescente che racconta giorno dopo giorno il perché la scelta che ha fatto fosse a tutti gli effetti l’unica possibile, dal suo punto di vista.

E tornare tra i banchi di scuola troppo spesso in tempi recenti agli onori della cronaca è un attimo: non sono tanto le voci, i brusii, gli sguardi, le incomprensioni, i fraintendimenti o le foto rubate a far prendere ad Hannah la decisione definitiva quanto l’accumulo di tutti questi fattori, il sentirsi soli, esclusi, non voluti.
E non c’è nessun detective alla Veronica Mars in questa triste storia pronto a far luce sul fitto mistero: c’è solo Clay Jensen, un ragazzino spaventato all’idea di scoprire perché anche lui è tra i motivi del suicidio di quella che forse, se le cose fossero andate diversamente, sarebbe potuta essere qualcosa di più che una semplice compagna di scuola. Il tutto amplificato da un megafono chiamato social network che col senno di poi “combatte” la battaglia anti-suicidio a suon di hashtag #NeverForget o di selfie davanti all’armadietto della defunta.
13 reasons why però non si limita a raccontare la versione di Hannah e a puntare l’indice sui suoi compagni di classe.

Le cassette servono anche a raccontare il tessuto sociale, l’ambiente scuola fatto di bullismo, omofobia, slut shaming e revenge porn.

E a mettere anche gli adulti di fronte alle proprie responsabilità.

Chiunque può essere convinto di comportarsi in maniera giusta nei confronti dell’altro o che una parola o un gesto compiuti in leggerezza possano essere niente. Ma ha mai chiesto all’altro cosa ne pensa?

 

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Last modified on Martedì, 11 Aprile 2017 17:38
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Moreno Scorpioni

Responsabile editoriale sezione Libri 


 Moreno Scorpioni (morens3000 nell’internet) è un social media manager – ma alla mamma dice solo che fa il manager a Milano – che si occupa di editoria, startup, gaming e innovazione. Scrivendo un resoconto sull’anteprima, ha provato sulla sua pelle cosa significa andar contro la fanbase di 50 sfumature di grigio. Il che, gli ha permesso di scrivere un libro: “Questo libro è un coltellino svizzero”.

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