Iron Fist. La nuova serie tv sui Defenders è meglio di Luke Cage Featured

Lunedì, 27 Marzo 2017 08:53
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Serie tv Iron Fist

Ed ecco alla fine Iron Fist, la serie dedicata all'ultimo Marvel's Defender è stata rilasciata su Netflix il 17 marzo 2017.

Con questa serie tv il ciclo degli eroi Marvel made in Netflix idealmente si chiude, e ci da arrivederci a The Defenders che vedrà tutti e 4 i protagonisti combattere insieme.

Le avventure del giovane guerriero Danny Rand non sono però paragonabili a quelle dei suoi predecessori Daredevil, Jessica Jones e Luke Cage; forse perché il nostro protagonista è un rampollo di una ricca famiglia di New York e, sebbene abbia vissuto per 15 anni con i monaci di K'un-Lun, non ha quell’attrattiva che hanno gli altri protagonisti che vengono dalla strada.


IRON FIST - TRAMA E PROTAGONISTI


Il giovane Danny (Finn Jones, visto in Game of Thrones) arriva a New York con un solo intento, ristabilire il suo nome – tutti lo credono morto in un incidente aereo – e riprendere il controllo dell'azienda di famiglia, la Rand Enterprises.

Si trova così ad affrontare il primo nemico, la famiglia Meachum, vecchi soci e “amici” del padre, che controllano l'azienda e non ne vogliono sapere di lui. Ma Danny Rand è anche l'Iron Fist e questo ci porta al vero punto di merito della serie, la dualità del nostro protagonista.

Iron fist serie tv di Netflix

Danny contro i Meachum, e l'Iron Fist giurato nemico della Mano, qui in una doppia veste con Madame Gao, spietata e senza scrupoli come sempre (già vista in Daredevil) e Bakuto, più subdolo e manipolatore. Due facce dello stesso eroe impegnate in due battaglie distinte ma che hanno in comune più di quanto si pensi.

È il misticismo, oltre alle arti marziali, il vero motore della serie, con un perenne conflitto interiore reso in maniera completa e mai ridondante. La doppia identità del nostro Randy rimane però il vero collante di tutta la stagione, con un sapiente uso del flashback per mostrarci gli anni di addestramento a K'un-Lun.


IRON FIST - UN INIZIO MOLTO LENTO


Certo, gli si può imputare un inizio un po' lento, ma Netflix e Marvel ci hanno ormai abituati a episodi pilota senza il botto con spiattellamento di trama annesso.

L'intreccio anzi si sviluppa  mano a mano, ma sempre con coerenza e condito di elementi molto interessanti, come la lotta intestina padre-figlio nella famiglia Meachum, ricca di risvolti psicologici che rischierà di avvelenare l'animo del giovane Rand. Qui troviamo l'altro elemento che distingue Iron Fist dalle serie precedenti. Gli altri defender hanno sì affrontato delle difficoltà, ma l'hanno sempre fatto con a fianco delle persone di cui si potevano ciecamente fidare. Il nostro Randy, invece, vive nella costante disillusione, apparentemente tradito e rinnegato da tutti e questo non fa che rendere più difficile il suo cammino. 

Gif Iron Fist

Alla fine l'unica persona degna della fiducia di Randy è Claire, l'infermiera interpretata da Rosario Dawson già presente in tutte e tre le precedenti serie. È lei il vero punto di congiunzione dell'intero universo seriale, con continui riferimenti a Daredevil e Luke Cage. Il suo ruolo è lo stesso, aiutare il nostro protagonista a trovare la sua strada, soprattutto nei suoi conflitti personali.

Nel complesso, Iron Fist non è affatto male; ha senza dubbio la colpa di non raggiungere mai i livelli di Daredevil e Jessica Jones, ma sicuramente se la cava meglio di Luke Cage. Nonostante paghi un inizio un po' incerto, migliora decisamente nella seconda parte e dà un senso di completezza all'universo seriale Marvel esplorando concetti trascurati dalle altre serie.

Se in futuro riusciranno a bilanciare tutti questi elementi, potremo aspettarci ottime cose.

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Last modified on Lunedì, 27 Marzo 2017 09:00
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Marco Marchese

Contributor per RoarMagazine


Marco Marchese nasce a Catanzaro il 19 Luglio 1985. Frequenta studi scientifici, pur essendo appassionato di letteratura e scrittura. Nel 2003 si trasferisce a Bologna e sceglie un campo di studi a lui più congeniale, iscrivendosi alla Facoltà di Scienze della Comunicazione. È lì che entra in contatto con persone, autori e tecniche che daranno vita alla sua prima opera letteraria compiuta. Nel 2007 esce Lysergic Company, il suo primo romanzo, edito da Il Filo. Scrive anche numerosi racconti pubblicati da varie riviste on line. Nel frattempo, si scontra con il vero volto del mondo editoriale e con una distribuzione fiacca e inconcludente, e decide di abbandonare momentaneamente la scrittura. Nel 2008 inizia ad approcciarsi alla fotografia, prima come fotografo amatoriale, poi come reporter seguendo diversi live per il sito Indie-Eye.it. È del 2008 anche l'impegno come co-fondatore e direttore artistico del progetto Irnerio23, una serie di mostre fotografiche dedicate alla scoperta e alla valorizzazione di artisti emergenti. Il progetto si evolverà poi negli anni, passando dalle esposizioni in casa a permanenti della durata di un mese in vari locali di Bologna. Allestisce la sua prima esposizione fotografica nel settembre del 2008, proprio all'interno di Irnerio23. Nel 2010, insieme ad altri quattro fotografi del circuito bolognese, dà vita al progetto Sternebre, mostra collettiva che registra una buona affluenza di pubblico. Partecipa anche ad una collettiva all'interno del BoomBap Festival di Idice. Dal maggio del 2012 entra a far parte della famiglia di Roar Magazine, e ha intenzione di rimanerci a lungo.

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