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Smetti di farti imbrogliare da questi supermercati | Monete da 1, 2 centesimi non buttarle: finalmente la verità dell’esperto su come utilizzarle

la verità sull'uso delle monete da 1 e 2 centesimi
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Ti è mai capitato di sentirti dire che le monete da 1 e 2 centesimi non sono più accettate? Scopri se hanno ragione o no.

Si tratta di tagli che non vengono più prodotti e immessi in circolazione da parecchio tempo, e per tanto molti credono che le monete di un centesimo e due centesimi vadano gettate via, ma non è esattamente così.

Le monete da 1 e 2 centesimi dal 2018 non sono state più coniate, ma prima di buttarle via è bene conoscere che cosa stabilisce la legge italiana in merito.

Non sprecare più le tue monete da 1 e 2 centesimi: impara a rispondere a chi vuole prenderti in giro nascondendosi dietro la normativa.

Monete da 2 e 2 centesimi, la verità sull’utilizzo dei tagli fuori conio

Come saprai già, da un po’ di tempo a questa parte i pubblici esercizi, come i supermercati e tutti i negozi di alimentari, non accettano più le monete da 1 e 2 centesimi. Il motivo è che, a partire dal primo gennaio del 2018 è stato sospeso il conio da parte dell’Italia di tutte le monete con valore di un centesimo e di due centesimi. Ma che cosa stabilisce la legge italiana?

Il rifiuto da parte dei pubblici esercenti di accettare pagamenti con monete dal taglio di 1 e 2 centesimi è giusto, e come ci si deve regolare per importi come, ad esempio, 7,99 euro o 7,73 euro? Scopriamo la normativa in merito.

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Che cosa stabilisce la legge italiana in merito

A quanto pare, in base a quanto stabilito dal Decreto Legislativo del 24 aprile 2017 numero 50, che è stato convertito in legge il 21 giugno 2017, quando il pagamento viene effettuato integralmente in contanti, l’importo è arrotondato a tutti gli effetti per eccesso o per difetto al multiplo di 5 centesimi più vicino.

Questo vuol dire che, per effetto dell’eliminazione delle monete di 1 e 2 centesimi dalla circolazione, in alcuni casi si deve pagare qualche centesimo in più, e in altri casi, invece, si deve pagare qualche centesimo in meno. Dunque se c’è una differenza di uno e due centesimi, si arrotonda per difetto e non si deve pagare nulla, mentre se c’è una differenza di 3/4 centesimi, si arrotonda per eccesso, 6/7 centesimi si arrotonda per difetto, 8 /9 centesimi si arrotonda per eccesso. La legge però non stabilisce affatto che i pubblici esercenti abbiano il diritto di rifiutare il pagamento con le monete da 1 e 2 centesimi. Questo significa che i consumatori possono usarle per raggiungere da pagare in contanti; chi non accetta commette un vero e proprio un illecito.